Bolt Thrower – Those once loyal

fonte: musicboom.it

La guerra dei vent’anni.bolt-thrower-those-once-loyal

La guerra può insegnare, ispirare. Se non lo fa direttamente ci pensa la paura e l’ansia che accompagna gli intervalli di tempo tra i conflitti – siano essi epocali o quotidiani.
I Bolt Thrower devono provare un senso di onesto piacere nel volteggiare sulle pochezze della lotta alla vista immonda delle macerie umane cui riduce l’odio o l’amore per esso.
Che qualcosa non andava se ne accorsero per primi quelli della Earache i quali, in seguito ad una memorabile John Peel Session, li misero sotto contratto investendo parecchie risorse in un Realm Of Chaos che metteva per iscritto quelli che sarebbero stati i capisaldi di un verbo sanguinescamente futurista, quasi sperimentale nelle sue metriche musicali infernali ed una voce fuori dalla grazia del Demonio.

Tra alti (The IV Crusade), bassi (Honour–Valour–Pride) e molteplici cambi di line-up, il quintetto delle Midlands lascia esplodere tutto l’odio del mondo in un nuovo album che è ancora una volta splendido quasi a forza d’inerzia.
Lo metti nello stereo, attendi che un intro stranamente eufonico sbocci in At First Lights ed è di nuovo devastazione ragionata, una miseria che si lascia respirare mentre aspetti che la musica faccia il suo corso e spedisca le emozioni giù per la gola a ricacciare indietro parole il cui suono muore di netto implodendo debole nella sua cruda eco.

La luce si spezza sotto i colpi del solito drumming serrato, dell’inconfondibile basso frustato di Ms. Jo Bench, della paura a sei corde di Barry Thompson e Gavin Ward e di una delle voci più caratteristiche di un genere, il death metal, che non brilla di certo per personalità canore.
Martin Van Drunen (Pestilence, Asphyx) e David Ingram (Benediction) hanno dato la tecnica, la teoria alla band; Karl Willets è l’eco vocale dei Bolt Thrower, la nemesi di sofferenze sonore uniche come The Killchain, Granite Wall, When Cannons Fade o l’immancabile rifugio nella old-school di Salvo.
I Bolt Thrower non cercano l’epica ad ogni costo, la loro ricerca dell’”immagine” è pressochè trascurabile, l’innovazione l’hanno lasciata a coloro che una volta erano fedeli ad uno spirito decaduto; ma se è vero che la coerenza (e non la monotonia, attenzione) in qualche modo paga, allora i Bolt Thrower sono una grande band giunta all’ottavo album senza i clamori che meriterebbero e che sono spettati ad altre entità musicali.

L’accettazione della guerra come triste ma innegabile fonte di vita e valori è una mera constatazione alla base dell’ottimo Those Once Loyal. Un pò come succede nella vita di tutti i giorni in cui pochi sembrano opporle rifiuto e la maggioranza ci vive e si arricchisce comodamente seduta in poltrona invecchiando e morendo. Con la differenza che nel secondo caso nessuno sembra poi cantare.

Alex Franquelli
17/01/06

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