Tortoise @ Mean Fiddler (Londra, UK) 01/07/04

fonte: musicboom.it

Allo sciogliersi della musica

Le due ragazze giapponesi di fronte a me riescono a scuotersi solo se la musica è un cocktail-lounge del ’56, l’americano dietro di me continua a parlare a voce alta al suo amico riuscendo nell’intento di toccare i miei nervi usando delle frequenze che, evidentemente, il mio fisico rifiuta e respinge manifestando impazienza e maledicendo la calura che si è portata via tutto l’ossigeno disponibile nella sala.

L’interminabile sequela di fastidi trova il suo apice nella scelta della musica pre-concerto e tutto lascia presupporre una serata storta; cosa che puntualmente accade.
I Tortoise salgono sul palco poco convinti (qualcuno vicino a me sussurra che secondo lui sono addirittura emozionati) ed accordano gli strumenti come fosse la cosa più facile del mondo. Così dovrebbe essere.

Glass Museum sembra salire dal silenzio senza farsi notare – quasi come una continuazione delle manovre di sintonia strumentale in atto. È proprio il basso di Jeff Parker ad accompagnare la melodia fino alla linea comune che riporta al mondo perfetto della musica dei Tortoise. L’equalizzazione non è ottimale, la calura continua ad aumentare ma ora i miei nervi possono sciogliersi in un sorso tranquillo mentre la band si scambia gli strumenti e Dan Britney accarezza il marimba per Seneca (da TNT) ed il suono diviene un cerchio entro cui tutto fila liscio come nel placido mondo dei suoni matematici e puri di dischi come Millions Now Living Will Never Die o dell’ultimo, splendido, It’s All Around You.
Proprio di quest’ultimo attendevo la magnifica Crest e ci arriviamo quasi subito  – ma è questione di pochi secondi per capire che non è proprio serata – e la sfortuna se la ingoia con una “stecca” enorme e ben poco professionale. La canzone resta appesa lì, ignobile incompleta, mentre io ne attendo vanamente la riesumazione.

Il tono della serata ora cambia ed il resto è pura concentrazione accademica che ha in Six Pack, A Simple Way to Go Faster Than Light that Does Not Work e Magnet Pulls Through il metodo, i canoni e l’estetica dei Tortoise ai quali però manca un certo David Pajo a renderceli più umani di un errore, meno distanti e maggiormente approssimati ai gusti del pubblico da live show che questa sera ne assiepa il locale in ogni angolo.

Doug McCombs continua a perdersi nei suoi giri di basso, John McEntire trova la sua dimensione al sintetizzatore posizionato al centro del palco e non c’è più neanche il tempo dei bis quando il caldo sfuma via dalle porte spalancate portandosi dietro le mie sensazioni, i brividi per una esibizione dai picchi diametralmente opposti e due giapponesi ubriache accompagnate dall’eco isterico delle loro risa assurde.

Alex Franquelli
01/07/04

No comments yet.
No trackbacks yet.