Devine, Kevin — Brother's blood
Pubblicata da IndieForBunnies, Feb. 15, 2010 → vai all'originale
C’era una volta un periodo in cui la parola ‘emo’ non era prontamente associabile al deliquio culturale che, ciclico, si abbatte sulle generazioni di adolescenti da quando Caino fece i conti con gli scompensi ormonali della sua pubertà. Un mio amico era ‘emo’ perché ascoltava i Get Up Kids ed era una persona più o meno normale. Io non ero emo ma amavo i Far e i primi Karate senza pudore alcuno e privo di molti sensi di colpa.
Kevin Devine fa parte della mia generazione e nel corso della sua carriera ha preferito le sonorità tipiche di un indie leggero e senza nemesi sonore accompagnato da chitarre sempre accordate e batterie poco invadenti. Non gliene faccio una colpa e non scopro certo io che questo “Brother’s Blood” e’ un gioiellino ripieno di accordi in maggiore, sentimenti travagliati e tanta, troppa buona volontà. Sarebbe bastata meno cura, una minore attenzione al dettaglio e meno pulizia sonora per rendere interessante un album che, seppur gradevole, e’ scritto seguendo le trame di un rock scolastico tipicamente americano. Ci sono brani struggenti come la title-track, un simil-jazz ottimista come in “Murphy’s Song” e gli spunti pienamente weezeriani di “Carnival” a tradurre in musica testi curati, ricercati ma nonostante ciò sempre sull’orlo del banale.
Kevin Devine e’ un bel ragazzo e questo non gioca di certo a suo favore ma vaglielo a spiegare alle orde di ragazzine che hanno seguito i suoi ultimi tour, alle discrete folle di americani con la felpa dell’università e i sandali ai piedi. Si parlava di vecchio emo e a ragione sebbene “Brother’s Blood” non cerchi l’angst ad ogni costo e rivendichi la sacrosanta voglia d’innamorarsi di qualsiasi cosa gli capiti a tiro. Devine era il frontman dei poco noti Miracle Of 86 e da quelle sonorità ha tirato fuori i capisaldi su cui e’ costruito questo ed i precedenti 4 album. Arrangiamenti scuola-Dashboard Confessional, temi malinconici, approcci intimisti e negazione del rumore chiudono un cerchio perfetto che non manca di episodi gradevoli ma che stenta a trovare una propria personalità altra da quella di un onesto cantautore di città travestito da sfortunato trovatore di provincia.
Alex Franquelli
8 months, 3 weeks ago