Funeral For A Friend — Casually Dressed And Deep In Conversation

Pubblicata da Kronic, Feb. 16, 2004 → vai all'originale

A volte alla stampa britannica manca il senso del grottesco. Questa e’ una caratteristica storica alla quale dobbiamo un’ampia percentuale della fama iniziale di alcune bands (es. Sex Pistols) senza il cui appoggio censorio mediatico (contraddizione in termini ma veritiera) non avremmo avuto forse la scena musicale moderna. Sara’ per questo che i Funeral For A Friend sono stati definiti “la risposta gallese alla nuova ondata punk rock americana” e la cosa non ha giovato loro più di tanto.

Se “Casually Dressed And Deep In Conversation” non e’ il disco che ci si aspettava forse e’ anche un po’ perché alla base manca quell’ingrediente fondamentale riconducibile ad una nobile e sana gavetta. Musicalmente e’ tutto troppo bello per essere vero. Belle melodie, ottimi arrangiamenti, testi buoni quanto basta ed una sincera “strizzata d’occhio” all’altra parte dell’Oceano, dove queste sonorità sono nate e sono ora nel pieno della maturità artistica. Non me la sento di bocciare questo CD perché in definitiva ottime tracks come “Juneau”, “Escape Artists Never Die” o “Bend Your Arms To Look Like Wings” fanno il loro gran bel lavoro non smettendo di girare nella testa anche alla luce del fatto che, stando così le cose, i Funeral For A Friend hanno in mano la formula per comporre canzoni quadrate, esatte, quasi perfette e bilanciate tra aggressività e melodia punk non inventando nulla ma migliorando dannatamente il livello medio delle produzioni almeno europee del genere.

Cio’ che risulta quantomeno sospetto e’ che la maturazione tra i primi 2 EP e questa prima uscita full-lenght presenta un dislivello di genere che altrove ha luogo dopo anni di esperienza live e non solo. Forse proprio a causa di questa fretta il suono risulta quasi artefatto per appartenere ad una band così giovane e gli inizi metal-hardcore lasciano ora il passo ad un nuovo profilo emo-core che vede nei Finch e nei Thursday i degni epigoni artistici.

La resa complessiva e’ insomma ottima seppure un poco freddina ma, dovendo scommettere sul futuro del genere intrapreso dai Funeral For A Friend, mi sentirei pronto a giocare una discreta sommetta sulle possibilità che la band ha di evolvere questa volta in un suono proprio e maggiormente distintivo. In conclusione: tra la marea oramai indistinta di proposte americane, che navigano oramai tutte nelle stesse acque, che male ci sarebbe se ad erigersi come padrini di un suono emo europeo ci dovessero essere questi 5 giovani imberbi del Galles del sud cresciuti in vallate dai nomi improbabili ma con in testa l’illusione di poter rispondere, da laggiù, all’indomabile assalto americano ?

Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago

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