Shaefer, Janek — Cold storage
Pubblicata da Musicboom, Oct. 15, 2004
Di Janek Schaefer apprezzavo quelle metriche invisibili, artefatte solo dalle proprie circostanze di “rumori” che descrivono una sensazione, un diaframma temporale. Impressionato dall’asetticitá e dalla spiritualitá dei vecchi Mercati Generali di Roma, Schaefer dedice di definire il freddo ed i suoni del deposito, del magazzino attorno cui tutto ruota ma che sembra cosí votato alla morte al suo interno.
Si ferma a cercare la giusta armonia del “freddo” e del “magazzino”, assimila i suoni sovrapponendoli, dando un ritmo latente, una carica inoffensiva e vitale alla meccanica visiva che abbiamo di fronte. Le sole voci umane affiorano nella seconda traccia – poi le dinamiche richiudono la porta e tutto torna a parlare di silenzio, di ronzii fitti e sordi, ingranaggi stanchi ed ombre di suoni decomposti. La sua è una musica bianca, vergine, semplice e nuda. Definisce questo album e le sue rappresentazioni dal vivo come “catartiche”, lontane dalla tecnologia e dalle manipolazioni che impediscono al suono la completa fioritura spontanea.
Un’esperienza da ascoltare a volume altissimo e con apparati qualitativamente avanzati, una costruzione a-biologica dal taglio netto, quasi chirurgico, registrato a spasso per magazzini tra Roma, Svizzera, Portogallo ed Australia. C’è un abisso tra Schaefer e la musica. Forse è proprio in quel suono che risiede il tratto puramente magnetico delle vibrazioni sonore. O forse è solo la vita che ci chiama dagli anfratti di un buio magazzino.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago