Stone Sour — Come what(ever) may

Pubblicata da Kronic, Oct. 16, 2006 → vai all'originale

Se chiedete in giro, gli Stone Sour sono “il progetto parallelo del tizio che canta negli Slipknot”; se gli stessi dovessero rispondervi dopo aver ascoltato questo “Come What(ever) May”, probabilmente vi direbbero che si sono accorti che a fare compagnia al buon vecchio Corey ci sono pure due chitarristi (uno dei due, Jason Root, proviene anch’egli dalla band mascherata) ed un ottimo (e nuovo) batterista.

Il debutto degli Stone Sour lo trovai fin troppo americano, pulito, noioso nel suo essere pop senza volerlo dare a vedere. “Come What(ever) May” non è poi troppo diverso ma ha dalla sua un carattere piú marcato, una violenza inesplosa che trapela nei testi (“Sillyworld”, “Your God”) e nella musica (“30/30-150”, “Reborn”) e che rende l’album un ottimo ibrido tra metal e pop da classifica che non puó che accontentare tutti e nessuno. Mi si dirà che il genere non-genere da me appena citato ha giá nei Foo Fighters i propri paladini e ciò è palese in alcuni passaggi di tracce come “Hell & Consequences”, “Socio”, ma non vedo perché ció debba essere un male dal momento che gli Stone Sour aggiungono quel briciolo di perversa ossessione che la band del simpatico Dave Grohl, con quel sorriso rassicurante da simpatico scemo, non avrà mai.

In altre parole, gli Stone Sour strizzano un occhio alla Top20 americana ma lo fanno con stile ed una silenziosa disinvoltura dettata forse dall’esperienza di chi, negli anni, ha imparato a smussare gli angoli del proprio sound fino a deludere la fetta piú oltranzista dei propri fans andandosene a cercare di nuovi tra chi non osa addentrarsi troppo nei misteri di musiche oscure e ignote.

L’album rallenta i suoi ritmi verso la metà con la già citata “Sillyworld”, “Made Of Scars” e l’immancabile ballad “Through Glass” per trovare un trittico finale che avrebbe fatto la fortuna della metá delle inutili band americane che tentano di far accoppiare le loro aspirazioni con ciò che sanno fare. Il risultato è un ibrido sterile e fastidioso. Un po` come fanno gli Stone Sour – ma qui viva dio ci sono i mezzi e, non dimentichiamolo, una discreta dose di talento.

Alex Franquelli
8 months, 3 weeks ago

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