Black Eyes — Cough

Pubblicata da Musicboom, Dec. 30, 2004

L’Anarchia in musica è l’essenza stessa del suo Essere, il Fine Ultimo di un’arte sonora che trova la sua ragione d’esistere solo ed esclusivamente nella Libertá espressiva delle contorsioni di un sax, di un vocalismo che compenetra le viscere sonore non per darle un significato bensí per rendere un caos completo e narcisista al punto che, in fase di ascolto, ognuno ne possa cogliere i motivi stessi dell’esistenza. Anarchia, Essere, Fine Ultimo e Libertá: parole forse in contraddizione tra loro ma presenti una ad una in questo piccolo capolavoro dell’estetica (intesa nel senso improprio e massificato del termine). Dove c’è fantasia, idiosincrasia per le regole, sregolatezza c’è jazz e da qui non ci si schioda minimamente – forse è per questo motivo che l’opener Cough Cough/Eternal Life ne è intrisa in un’enfasi rumorista che non abbandona il CD fino alla fine aprendo financo le porte ai Fugazi in Drums.

C’è hardcore –noise giapponese (Scrapes And Scratches) ma ci sono le linee parallele di una struttura-canzone a reggere le fila di una sperimentazione mai fine a se stessa (una contradditio in terminis ? non tanto viste le ultime uscite sulla stessa lunghezza sonora) a ricondurre ai Liars con in piú una violenza ritmica devastante che trova in due bassi, due batterie, un sax ed una sola chitarra lo squilibrio vitale su cui si regge lo sviluppo dei piani (dis)armonici della band. Non c’è un attimo di tregua ed un respiro affannoso sconvolge il cantato di Daniel (nei Black Eyes non esistono cognomi o identitá; qui non si perde tempo) in Spring Into Winter, in cui un sax gongola su note che ricordano da vicino il Coltrane di Blue Train che sembra passeggiare ora su delle semplici scale, ora su di un climax di velocitá ascendente che sembra arrivare ad un caos ragionato, controllato dal ritmo stridente delle due batterie.che lottano contro una cacofonia geometrica, spiazzante e dannata come la voce della disperazione che si ostina a brandire le sue note come se dovesse tagliare i legami con la melodia per contratto, per scelta univoca ed irrevocabile.

Un ottimo lavoro, ottime mani dietro la consolle (Don Zientara e Ian MacKaye credo possano bastare al giorno d’oggi) ed una piega interessante che, spero, affligga il futuro della musica. Per i Black Eyes non c’e’ piú tempo. Questo album è postumo di poche settimane.

Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago

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