I am the World Trade Center — Cover up
Pubblicata da Musicboom, Sept. 15, 2004
La Casio generation nel suo splendore piú vivo ed immediato. Dopo aver lasciato che le proprie vite sentimentali si dividessero e reduce da una battaglia con il linfoma di Hodgkin, il duo formato da Dan Geller ed Amy Dykes torna per proporci la sua prova piú difficile e che piú di qualcuno insiste nel voler vedere come il “capolinea” di una carriera artistica molto piú che dignitosa.
Si parte subito con un beat pesante, quasi industriale, che lascia intendere una produzione pulita, precisa ed asciutta. Cosí è infatti per l’intera durata del disco: un suono freddo e distante che pesca il proprio feeling negli anni ’80, in quella definizione di sound forgiato dalla macchina, dal suo respiro meccanico e chirurgico. No Expectations è la perfetta introduzione al dance-floor messo su dal duo. La musica va avanti, il suono resta immutato ed il calore non penetra la cortina fumogena del centro della pista, di quel tuonare secco e perfetto che accompagna Love Tragedy ed una bellissima melodia vocale costringe il corpo a muoversi sospinto dalla forza persuasiva di un ritmo diretto, secco, astringente.
C’è spazio anche per una breve apparizione della chitarra in Different Stories e Rock It; ma è solo un attimo e con His ‘n’ Hers si torna a dimenticare l’imperfezione dell’elettricitá per la fusione elettronica del feeling con lo sguardo imperturbabile della macchina al lavoro, di quel “mezzo” che qui diviene “fine”: una tastiera che scivola sul ritmo portando con sé le melodie di Amy Dykes sottolineandone i tratti maggiormente melodici ed espressivi. La title-track è il “singolo perfetto”, il video a rotazione notturna che i Ladytron tentano di girare da anni senza averne la stessa efficace colonna sonora.
Da parte loro, gli IATWC non riescono a non cadere nella somiglianza a Blondie, a quella vocalitá che Debbie Harry ha coniato in un suo stile inconfondibile che ora sembra non essere poi cosí lontano dalla bellissima voce della Dykes, sensuale anche lei, seppure in un modo del tutto personale. Un album ispirato e ben poco ragionato. Pulito, divertente e per nulla evocativo e cupo, The Cover Up è il CD che manca per chiudere un cerchio ideale che va dall’autocommiserazione al pop di massa: un ottimo esempio di musica allegra con la testa e col cuore. A dispetto di tutto e soprattutto del nome che uno si sceglie.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago