Soulfly — Dark ages
Pubblicata da Musicboom, Nov. 15, 2005
Come sarebbe la vita senza Cavalera ? Tale e quale a come è ora ma di sicuro piu' pulita. Non ci sarebbero i pesci piccoli cresciuti a pane e Arise che ora vagano tra definizioni di metal fitte come un canneto dell'oristanese, non ci sarei io con questo promo sul tavolo e parecchi ricordi e non ci sarebbero pesci grossi abituati a tritare carne e musica come, ad esempio, i Machine Head hanno imparato a fare. Non me ne voglia la Nutella ma per un periodo della mia vita l'ho abbandonata per cacciarmi in un bellissimo guaio chiamato Sepultura lasciando che i suoni de “os quatro filhos do Sao Paolo“si aprissero ad un dolore fitto e fittizio da adolescente pacificamente tribolato.
La mia linea ne ha giovato ma il sogno è finito scontrandosi dalle parti di Roots e dando vita a due band di indubbio quanto inutile valore. Una ha tenuto lo stesso nome e l'altra si chiama Soulfly. Nove anni e cinque album piu' tardi ci si ritrova ancora a fare i conti con un Cavalera (Max) talmente assorbito dal personaggio e coerente nelle scelte al punto che Dark Ages suona esattamente come si vuole che suoni: veloce, diretto, violento e oscuro. Si parlava di un cambio di direzione, di una netta sterzata in favore di suoni meticolosamente genuini che riportassero alle origini e così è stato. Dark Ages ha i pregi e i difetti del suo protagonista laddove per pregi si intendano la coerenza e l'onesta' intellettuale e per difetti la ripetivita' e testi al limite del grottesco.
Nulla di nuovo che non si sia gia' sentito ma a volte è meglio non muoversi troppo dalle abituali coordinate onde evitare errori come (The) March, che ha tutto il sapore di essere uno scarto dei Fear Factory meno ispirati. Tracce come Molotov (con Billy Milano, mica cavoli) e Frontlines riconciliano invece con la vita attribuendole quei beat dolorifici a volte eccelsi (I and I su tutte), altre meno (Carved Inside) dove è sempre e comunque l'adrenalina a farla da padrona esattamente come un buon disco di metal dovrebbe fare. Gia' perchè di questo si tratta – Dark Ages è lungi dall'essere un capolavoro – ma se il talento nella musica “pesante” da qualche tempo latita in maniera imbarazzante non è certo per colpa dei Soulfly che, comunque, fanno il loro onesto lavoro con un disco finalmente libero da quegli eccessi tribali puramente fine a loro stessi evolvendo quel tanto che basta per restare in vita.
La chiusura è affidata ad una piccola perla di quasi 11 minuti che scivola via sulle vibrazioni acustiche dal sapore quasi progressivo se non new age: Soulfly V come le volte in cui la band ha provato ad essere qualcosa di diverso ma il pensiero tornava sempre la' al tempo in cui si diceva che “on a pale grey sky, we shall arise”. Chissa'...
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago