Be-Hive — Death to indie

Pubblicata da NerdsAttack!, Feb. 17, 2009 → vai all'originale

La musica a volte è un’operazione matematica. Qualche volta addizioni, molte più volte dividi, quasi sempre sottrai, quasi mai moltiplichi. Al rock ‘n’ roll sommi Josh Homme, togli il deserto, aggiungi Fiuggi, dividi per 5 tracce e aspetti di avere un risultato che devi poi curare e trascinare dietro le tue opinioni. Perché bisogna dire che si può tentare di affermare che i Be-Hive suonino grunge ma non si sarebbe neanche vicini alla meta; basta infatti attendere le note finali di “Sick City Blues” e si arriva sparati sul delta del Mississippi a cavallo di uno slide e di un’armonica che sfugge e crepita sullo sfondo accompagnandoti a fianco di un cow boy non più solitario (“Lonesome Cowboy Tale”).

Tutto chiaro ? Ennesimo esperimento di marchettari pseudo-americani alle prese con la sabbia di Ladispoli come fosse quella della Route 66? No. Perché se prendi spunto e lo fai con carattere, con coscienza smussando angoli che ti renderebbero ridicolo e non pretendi di salvare il mondo con 5 canzoni, allora stai facendo la cosa giusta. I Be-Hive non sbagliano un colpo e celebrano la morte dell’indie rock invitando al funerale lo spirito alcolico di Dax Riggs che si incarna in tracce come “She Goes Wild” e “The Waltz Of Broken Promises”.

Cosa manca per fare dei fiuggini una grande band è forse la coscienza di poter scrivere ottima musica affrancandosi dalla struttura compositiva classica. La prossima sfida potrebbe essere un’altra operazione aritmetica di sottrazione di comode sicurezze e aggiunta di U.S. Maple e, perché no, Jon Spencer Blues Explosion. Riuscirci non è matematico ma sarà gustoso provarci. Aggiungi lì, sottrai di là, dividi il giusto e poi, forse, moltiplica, moltiplica e moltiplica.

Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago

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