Madrugada — The deep end

Pubblicata da Musicboom, Oct. 12, 2005

Parlare dei Madrugada vuol dire prendere un pezzo di nord-Europa e costringerlo in poche righe magari disattente o figlie di una prima impressione talvolta errata. Un’ora scarsa di ascolto, indice e medio che tamburellano sulla leva del cambio, un’occhiata al semaforo ed un’idea di come iniziare una recensione: “La mediocritá che venne dal freddo”, oppure “Teniamoci pure i Nomadi e a loro lasciamo i Madrugada”. Qualche madrelingua di passaggio in Italia causa Erasmus avrebbe potuto dirmi di smetterla di scrivere cretinate e forse avrei colto l’occasione al balzo per dedicarmi a tempo pieno al trotto. Forse ho perso un’occasione ma, complice il traffico, o magari perché ho solo questo CD in macchina e la copertina patinata e scivolosa fa pendant con l’asfalto della A4, rimetto su Deep End.

Dovevo fidarmi di me stesso: é realmente un disco piatto, nudo rock che da noi fa la fortuna di una miriade di band messe su cogliendo al volo la prima Festa de l’Unitá disponibile nel paese vicino. Eppure i Madrugada hanno venduto milioni di copie del primo Industrial Silence ed hanno bissato il bagno di folla con The Nightly Disease – migliorandosi incredibilmente con Grit e Majesty (questi ultimi usciti per la defunta Music For Nations). Insomma: prendi tre musicisti di Stokmarknes (nord della Norvegia per i pochi di voi che non ci vadano a sciare la domenica), mettigli un mastino come George Drakoulias (The Black Crowes, Tom Petty, Primal Scream, Throwing Muses, Johnny Cash fra gli altri) al banco dei bottoni luminosi, portali a Los Angeles e dí loro che hanno due mesi di tempo per registrare il disco della consacrazione al Dio dei Grammy scandinavi. Aggiungi che Angelo “Twin Peaks” Badalamenti si unirà ai bagordi per registrare un pezzo come Hold On To You e ditemi se puó non uscirne un bel disco.

In effetti questo proprio non lo é ma cita a destra e a manca un pó per non offendere nessuno e un pó, diciamolo, per opportunismo. Ecco dunque che il fantasma di Nick Cave appare su Elektro Vakuum e va a far compagnia ai R.E.M. di The Kids Are On High Street o, a scelta, ad un Chris Isaak spalmato pressoché dappertutto o al surf “pulpeggiante” di On Your Side. Ci sono poi ritmi latini (Stories From The Streets) ed ancora l’hype leggiadro di Subterranean Sunlight o il prossimo potenziale singolo Hard To Come Back.

A volte la gente é tentata di sparare idiozie come “é un disco che ti entra dentro piano”, “al settimo ascolto mi ha rapito” o amenitá del genere. Se un disco non lo assimili dopo i primi sei ascolti c’è qualche problema e non dipende di certo dal supporto fonografico. Io ho altro da fare che passare il tempo a cercare di amare i Madrugada; arrivo a destinazione, spengo l’auto, non piove piú, accendo il computer e inizio: "Parlare dei Madrugada vuol dire prendere...”.

Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago

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