Humi — Dune

Pubblicata da Kronic, Oct. 7, 2008 → vai all'originale

La concezione del tempo in un CD di Humi è inversamente proporzionale alla quantità di spazio metafisico percorso nell’ora e passa di musica: zero. Zero nel senso che non è importante: una frase narrativa può stringersi attorno al suono di una campana o dietro la metafora voce – vento e prendersi 2, 3, 7 minuti per dipanarsi come vuole. Humi è la moderna creatura di una figura poco nota (Yumi Hara Cawkwell) e una ben più conosciuta come Hugh Hopper. Spiegare chi sia quest’ultimo è impresa che lascio a “Third” dei Soft Machine e al postumo Syd Barrett perchè sapranno essere ben più esaustivi del sottoscritto.

A noi resta la sperimentazione pura (sensazioni; no note, spazio; no fraseggio) di “Circular Dune”, la casualità motoria di “Hopeful Impression Of Happiness”, l’abbraccio dell’organo di “Awayuki I & II” e l’elettricità statica di “Scattered Forest” e “Distant Dune”. Se da una parte però il limite (se mai ce ne possa essere filosoficamente uno nell’avanguardia) è la fruibilità immediata di “Dune”, è comunque impresa emozionante e soggettiva ricercare le influenze di un’opera cosi’ variegata e diversa. Chi scrive ci sente dentro John Cage e la sua “Music Of Changes” (provate voi a comporre affidandovi agli I-Ching !) o l’enfasi creativa di “The Flow Of Things” di Roscoe Mitchell. Però potrei sbagliarmi o aver reso perfetto il mio pensiero: la via di mezzo vorrebbe dire che l’avanguardia stessa è catalogabile e quindi cesserebbe di essere ciò che vorrebbe essere.

Se non è un album facile non abbiate paura di non apprezzarlo (l’improvvisazione vuole sempre qualche vittima). L’avanguardia d’altronde è questa: non ce ne sono di diversi tipi o qualità e se la forma-canzone è fatta per essere disfatta occorre saper scegliere bene in che mani finire e tantovale farlo in un posto senza tempo come le dune spazio-tempo di Hopper & Cawkwell.

Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago

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