Acid Brains — The end of the show
Pubblicata da Dedication, Aug. 8, 2004
Non definirei post-grunge gli Acid Brains. Piuttosto li vedo come una continuazione stessa del tristemente sfruttato sound di Seattle. Molti (tra cui il sottoscritto) potrebbero chiedersi: che senso ha suonare cosi nel 2004? Nessuno. Nessuno proprio, perché se suonare avesse un senso dovremmo fare i conti con matematiche pure e non concetti spuri e cangianti come il gusto e la retorica propria della soggettività. Gli Acid Brains sanno di non inventare nulla, di proporre concetti per lo più superati e assimilati dalla Storia, ma lo fanno bene e riescono a sfiorare un pathos emotivo vibrante come l'opener Behind the door o Sheep; brani in cui c'è riassunta la loro nozione di musica, la fibra che tiene assieme le tredici tracce in una trama a tratti irregolare (un po' come l'ottimo drumming di Live to leave) ma dalla resa divertente, seppur troppo derivativa del sound di Seattle e dintorni.
L'ottima produzione sembra, però, aver dimenticato di missare meglio la voce che, malgrado un'attitudine piacevole, sembra spiccare in eccesso in più occasioni. A mio parere è un disco che, proprio a causa di alcune pecche proprie dell'inesperienza, è tremendamente perfetto e coinvolgente nel suo genere ma dimentica di aggiungere del suo, di farsi apprezzare per originalità e voglia di osare. In conclusione, un gran bel disco per chi dovesse amare certe sonorità del recente passato, ma sconsigliato a chi cerca nella musica delle nuove generazioni lo spunto per una progressione seppur minima. La giovane età è, comunque, a favore del trio lucchese e sembra probabile che li possa spingere a fare solo che meglio.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago