Grave — Fiendish regression

Pubblicata da Musicboom, Aug. 30, 2004

La colata chitarristica ti avvolge all’ingresso di Last Journey e chiude ogni spazio fino al termine di Heretic, dove il fumo si dissolve e la realtá torna a fare capolino oltre la musica e la nera coltre che fonde il suono e lo plasma ad immagine stessa del Male. Ne è passata di acqua putrida sotto i caldi ponti dell’inferno dall’esordio di Sick Disgust Eternal, troppe band sono nate ed hanno vissuto lo spazio di una stagione, altre hanno razionalizzato e razzolato per fuggire verso lidi musicali piú miti e remunerativi dello splendido death-metal di primi anni ’90.

I Grave no. Loro hanno continuato a macinare rabbia ed oppressione fino al parto di un delirio metallico come questo Fiendish Regression, in cui il mid-tempo sale sul trono e brucia minuti eterni in lunghissime esalazioni sonore (Awakening, ancora Last Journey ed Inner Voice) scandendo i valori del nuovo metal scandinavo, di quella miniera d’odio ritrovata e finalmente appalesatasi attraverso la band di Ola Lindgren e dei suoi complici in arme. Semplicemente splendido, musicalmente ben calibrato ed ordinatamente entro gli schemi di una devastazione feroce e gratuita come sono da quelle parti sembrano in grado di fare. Non hanno la pretesa di inventare nulla (citare gli Slayer è normale ma di per sé necessario quanto scontato) e ripetono il concetto giá apertamente espresso nell’album della reunion, quel Back From The Grave che, in effetti, poco aggiunse a quanto di buono e malvagio fosse stato detto in precedenza.

In conclusione: il ritorno dalla tomba ha portato nuova vita ad una band che, finché ci sará, non potrá far altro che dominare in lungo e in largo una scena mitica e nobile che non conosce confini se non quelli del freddo mare e del fuoco divino dell’oppressione sonora. Fino al Divino Termine di ogni gioco proibito.

Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago

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