Grubbs, David — A guess at the riddle
Pubblicata da Musicboom, Sept. 13, 2004
Non mi piace questo modo di “sperimentare”, di credere che “avanguardia” voglia dire citare, proporre un’alternativa in un marasma di chitarrismo acustico innocuo e paradossalmente stanco e retró. Venire da Brooklyn, avere un background musicale di prim’ordine nei Bastro prima e nei seminali Gastr Del Sol poi, non fa di te uno spirito leggero e noi un pubblico pronto ad accettare qualsivoglia magia provenga dalla tua mente.
A Guess At The Riddle è un disco sofferto (ma non triste) che ha nella Morte, la stessa enigmatica presenza che fa capolino sulla copertina, una macchia che aleggia per tutto l’album ed ammanta di nero l’atmosfera in esso diffusa. La noia attanaglia l’ascoltatore fin dalle prime note di Knight Errant, in cui un Grubbs sempre un poco al di sopra o al di sotto della giusta tonalitá fa i conti con un indie-rock fintamente complesso e degna introduzione della successiva Cold Apple. Sembra quasi che a brillare siano tracce come You Never Tame Me, in cui a farla da padroni sono i Matmos e le loro magie soffuse, o la bellissima cover di Mayo Thompson Magnificence As Such o, ancora, episodi come The Neophyte, la cui anima richiama le dinamiche proprie dei Gastr Del Sol con la sua struttura vagamente progressiva, spiralidea e quasi cinematografica nell’enorme sforzo descrittivo della chitarra di Grubbs e dei suoni che l’accompagnano.
Il paragone con Jim O’Rourke viene spontaneo e, in fondo, considerando l’amicizia e la simpatia professionale che lega i due artisti, quasi d’obbligo. Lí dove O’Rourke peró sembra voler scegliere una via maggiormente consapevole dei propri (grandi) mezzi, Grubbs sembra arrestarsi e passeggiare in territori vagamente pop e pesantemente scontati e privi di un qualsivoglia rilievo sperimentale che si addica al nome che porta. Un disco quasi inutile se non in pochi attimi in cui il Nostro condensa il suo passato senza riuscire a dargli un futuro, un’impronta decisa e lungimirante. Uno sforzo passivo, dunque, che si muove sull’inerzia di una spinta “storica” pesante ed evoluta che, a questo punto, suona piú come una condanna piuttosto che come una dolce, meritata grazia artistica.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago