Goatwhore — A haunting curse
Pubblicata da Kronic, Oct. 15, 2006 → vai all'originale
Da profondo estimatore degli Acid Bath, qualche anno fa venni a conoscenza del progetto Goatwhore che con la defunta (e mai troppo celebrata) band della Lousiana, condivide il buon Sammy Duet – chitarra e seconda voce della band di “A Haunting Curse”.
Il dibattito se quest’album sia o meno black metal frega ben poco al sottoscritto e a quanti siano pronti a coglierne gli spunti migliori e le idee piú malsane. Se musicalmente infatti ci troviamo dinanzi ad un disco che attinge principalmente ad un death metal classico e quasi accademico, d’altra parte e’ ben fulgida la componente sludge che tende a marchiare ogni “uscita” che provenga da quella parte del globo pur mantenendo un ritmo serrato tipico di ben altri luoghi ben piú freddi.
L’esordio su Metal Blade conferma la direzione musicale del combo che, ora piú che mai, si diletta a crogiolarsi nel marcio di un ibrido feroce e distruttivo puntellato da una batteria a fuoco automatico e una voce che porta con sé un bagaglio di demoni da far invidia ad un Charles Manson in station wagon. Sarebbe fin troppo facile evidenziare come sia proprio il vocalist della band ed avere qualche debito col destino per essere sopravvissuto ad un terribile incidente automobilistico che l’ha condannato alla sedia a rotelle per qualche mese e per aver avuto la sua casa semidistrutta dall’uragano Katrina. Belle storie che fanno da apripista ad un disco devastante che non e’ un capolavoro solo perché si perde nei cliches del genere, nella melma asfittica di un sound che deve molto all’hardcore pur senza esserlo e parecchio al black metal pur non trattandosi pienamente di un disco dello stesso genere.
Per trovare un quasi mid-tempo bisogna attendere la terza track (“Alchemy Of The Black Sun Cult") da cui fanno capolino i Venom (con cui i Nostri sono attualmente in tour) ma per il resto siamo sulle direttive tipiche di un buon disco death vecchia maniera: cambi di tempo ed accelerazioni improvvise che fanno bene al cuore ma che rendono il disco piatto e senza un motivo per poterlo considerare poco piú di un album mediocre.
Alex Franquelli
8 months, 3 weeks ago