Girls in Hawaii — From here to there

Pubblicata da Musicboom, May 1, 2004

Ci voleva tanto a sfornare uno dei più bei dischi dell’anno ? dovevamo aspettare che 6 ragazzotti belgi mettessero insieme l’aplomb intellettuale dei dEUS, la linearità pulita dei Belle And Sebastian o Snowpatrol e la malinconia dei Grandaddy per trovare un disco assolutamente quadrato e vivo dall’inizio alla fine ?

Nati per gioco nel 2002, poca esperienza e nelle tracce una maturità inaspettata per un debutto pur bello e cristallino come questo From Here To There, i Girls In Hawaii non fanno nulla di speciale ma lo fanno in maniera esemplare. A dir la verità c’era stato un abbozzo di stile attuale con Found in the Ground, The Winter, un EP dai toni dimessi e discretamente magici da consigliare come appendice di un lavoro, l’attuale, assolutamente equilibrato tra malinconia e forza, semplicità ed estetismi essenziali e rilassati. L’apertura di 9.00 am e’ un richiamo esplicito ai connazionali dEUS finché l’accordo si apre, la batteria distende il suo richiamo e l’atmosfera si scioglie in una ritmica naturale e dinamica per un preludio dall’intensità’ crescente e davvero poco banale.

Con Short Song For A Short Mind al groove si affianca il suono di un organo delicato come le emozioni che suscita perdendosi in quel suo fare naif e così poco sbilenco al contrario invece della seguente Time To Forgive The Winter, dove la melodia si scalda e sale fino a riempire i solchi creati da un accompagnamento scarno e lineare come la malinconia che impernia questa ora scarsa di una musica ricca di atmosfere semplici ed ossessioni melodiche trasparenti e vive. Sembra di rivivere l’atmosfera di certi grandi debutti dove, poco importa la direzione musicale, lo sentivi quando si trattava di roba grossa. Non un capolavoro, certo, ma di sicuro qualcosa di più interessante proprio per gli ambiti tutti da scoprire e sulle cui basi far maturare un suono forse ancora grezzo ma sicuramente florido di idee.

E’ esattamente questa la sensazione che ci pervade allo scorrere dei minuti, allo svilupparsi del contesto melodico devoto al pop europeo delle ultime due decadi non dimenticando, neanche per un attimo, l’impostazione tutta americana degli arrangiamenti e quel ricorso al feeling chitarristico tipico delle sperimentazioni di gente come Pavement (Fontanelle)e, in un certo qual modo – perche’ comunque vanno citati almeno una volta in ogni recensione – Sonic Youth (Flavor). In conclusione un disco da consigliare a chi di buon pop non ne ha mai abbastanza ma, soprattutto, a chi ha giurato che dopo i Coldplay non ci sarebbe stato piu’ nulla da dire o inventare perché “non si può andare oltre la melodia, quella buona”, specie se a lei sono legati i sentimenti e le sensazioni della vita di tutti i giorni. Buon ascolto.

Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago

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