Adom — Idiot savant
Pubblicata da NerdsAttack!, Oct. 10, 2003
Se doveste mai riuscire ad afferrare l’essenza dei Radiohead aggiungendovi a piacere attimi di Joy Division e dei migliori U2 (quindi nulla che vada oltre il 1986), sareste ad occhio e croce vicini a quello che e’ un singolo come Mary. Potente, sinuoso e sensuale come pochi altri di questi tempi, riesce a far convergere le influenze della band al cospetto di un senso della melodia che lascia quasi interdetti.
Se non lo avessi letto avrei scommesso il mio salario di Settembre sul fatto che gli Adom provengano da Manchester ed avrei perso solo meta’ della sommetta. Formatisi ad Atlanta (USA) hanno avuto infatti l’intuizione che l’Europa fosse il posto migliore sulla terra dove lasciar maturare il loro suono ed affinare il proprio senso artistico. Bastasse questo a farceli amare avremmo di fronte la più’ grande band del pianeta – ma il fato ha voluto che il loro debutto non fosse un capolavoro, bensì un Cd dannatamente bello e passionale. Fin dalla opener God’s Busy In The Backroom c’e’ un qualcosa nell’aria di indecifrabile e tremendamente caldo come il sangue che la voce di Conal Byrne sembra lasciar pulsare nell’aria come la sofferenza disperata di un incompreso (appunto l’ Idiot Savant che da’ il titolo all’album). Se volessi rendere un pessimo servizio direi che i Radiohead sono dietro l’angolo cosi’ come gli U2 del periodo pre-buonista (quindi rock) o i Coldplay.
Il fatto e’ che gli Adom riescono li’ dove i Muse, Super Furry Animals e Kent hanno fallito: riescono a rendere vivo un suono greve e curvo come la New Wave, rivisitandola come fossero i primi, senza paura di apparire accademici o sistematicamente vuoti. Mary, dicevamo, e’ una track nervosa e vibrante costantemente sull’orlo di collassare specchiandosi sulla sua bellezza, mentre A Cut Cocoon lascia che l’elettricità’ ne allarghi gli spazi verso sonorità’ più’ ampie e regolari cosi’ come, al contrario, la seguente Down trova nel suo incedere spedito la soluzione vitale ed il corridoio attraverso cui introdurre il trionfo melodico di Last Mile: davvero una manciata di minuti di aperture melodiche verso l’immenso…
Il Cd si chiude con Waltz For An Insomniac e i suoi giri di melodia concentrica che porta verso la solitudine e l’asprezza del vissuto di chi non e’ mai stato come gli altri avrebbero voluto ed alla fine ne gode. Solitario. Come un Idiota qualunque – forse triste – ma felice di esserlo.
(recensione uscita anche su Dedication e RockOn)
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago