Helloween — Keeper of the seven keys - the legacy
Pubblicata da Musicboom, Jan. 31, 2006
....e fanno tre! Aspettando che il quattro “venga da sè”, gli Helloween hanno pensato che non avremmo potuto sopravvivere senza il sequel del sequel. Forti questi beneamati crucchi! Quando pensavi di aver chiuso il cerchio, ecco che correggono il tiro e quello che credevi fosse un semplice album doppio sepolto dal tempo diventa una trilogia. A me non fa nessuna differenza ma sento il profumo di denaro anche solo guardando la copertina del supporto fonografico. Non sono neanche il loro commercialista quindi a me la cosa non cambia di molto, ma se questo dischetto fosse uscito con un titolo diverso sarebbe stato l'ennesimo lavoro degli Helloween. Così invece è un prodotto monumentale. Potere del marketing.
Se volete la biografia degli Helloween siete capitati nel posto sbagliato perchè so a malapena quella di Distruzione (il pescetto rosso che non ho mai avuto) e a me dovrebbe interessare solamente la musica, dare la mia opinione, dire se vale l'acquisto e bla bla bla. Bell'album, non c'è che dire, e belle scelte sonore. Diamo per scontato che vada bene a tutti che una band suoni esattamente come quando ha iniziato vent'anni fa, non c'è assolutamente nulla su questo album che chi ascolta hard rock/metal da almeno più d'un lustro non conosca.
L'aggettivo “epico” non può non venir nominato almeno una volta se si parla degli Helloween ed io non mi sottraggo all'ovvio quanto spontaneo compito. Il problema però è proprio che una band così oggi come oggi è solamente “epica” o, se preferite, “storica”. La loro utilità è simile a quella delle reunions dei primi Tankard che vi vengono in mente. La prima parte del CD consta di sei brani di puro power metal dove lo spazio di solito riservato alle idee è occupato dai bei riff che hanno fatto la fortuna di schiere di amanti del genere.
Tutto bello, molto bello, tirato a lucido, puntuale, noioso. La sovraproduzione decima le già poche emozioni relegandole in spazi angusti, quasi inesistenti, tra brani dal non eccelso calibro come Invisible Man, Silent Rain o Come Alive. Episodi palesemente commerciali come Mrs. God, il cui video è così brutto da sembrare catartico, riconciliano coi Manowar e rimettono in discussione anche gli errori più grossolani degli Iron Maiden.
Per il resto c'è solo l'ennesimo album della band di Andi Deris e della sua cricca d'amici. Nè più nè meno ed ora sotto col sequel della trilogia finchè Morte non ci separi tutti.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago