Koan — Krav maga

Pubblicata da NerdsAttack!, Oct. 26, 2009 → vai all'originale

Il suono dei Koan è spigoloso, angolare e asimmetrico quanto basta per dare fastidio e spezzare la sottile linea di una melodia che fuoriesce a fatica dai meandri di violenza e geometria in cui la band di Pavia ricaccia se stessa e la sua creatura. Parlare di Melvins, Helmet e noise rock è superfluo, citare le contaminazioni e le citazioni che si colgono qui e là è impresa che lascio ad altri. Ascoltando questo ‘Krav Maga’ ad affascinare è invece il dinamismo che nasce dall’attrito metrico/stilistico di suoni ben poco concilianti che hanno dalla loro l’espressione cupa di tempi dispari, richiami stoner al limite di una psichedelia da strada, l’enfasi plumbea di giochi ritmici snervanti accesi e spenti a piacimento senza soluzione di (assoluta) continuità.

‘Krav Maga’ è un rantolo malato soffocato dalle spine di un’ossessione urbana priva di musicalità se non quella nociva dei sub-strati bui di una dimensione cieca che ha la sua catarsi nella vocalità suicida di testi dalla metrica malconcia, nell’estetica sludge di corde straziate seguendo un impulso percussivo dalla cadenza precisa e velenosa. I Koan si trascinano serpendo tra un rumorismo primordiale e un dinamismo primitivo che fa di questo album un diamante grezzo nell’occhio di chi ascolta. E la sensazione è scomoda e bellissima.

Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago

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