Tikal — La voce delle ombre
Pubblicata da Musicboom, April 13, 2005
Tikal é un posto relativo, avulso dal tempo ed i suoi condizionamenti storici e fisici. Forse la band che ne porta il nome non é cresciuta al cospetto del Tempio delle Maschere, non ha mai ascoltato le ombre muoversi negli spazi vuoti in cui l’acustica supera l’udibile e sprofonda “oltre”; ma la musica, i tempi dilatati di Oblium Intro Theme provano a dare comunque vita al volume dei pensieri e delle memorie del passato. Lo fanno seguendo un flusso d‘improvvisazione, di eccitazione musicale che ricorda, forse inconsciamente, le peregrinazioni degli Acid Mothers Temple di Do Whatever You Want, Don't Do Whatever You Don't Want.
Le melodie perdono peso per riacquistarlo solo dopo pochi minuti con la voce di Alessandro e l’elettricitá dei suoni ora piú freddi, taglienti della 6 corde di Massi e del basso di Sergio per regalare ad una Oblium dal sapore vagamente anni ’70 oltre 5 minuti di aggressivitá, perdita di pressione e di nuovo ritmi convulsi. C’é parecchia voglia di passato in questo debutto, specialmente nella progressione dei riff, nel saliscendi emotivo di una linea melodica immaginaria che conduce i suoni attraverso tematiche lontane e mitiche attraverso l’uso ragionato degli effetti, della voce che si espone nella giusta misura e di un drumming ossessivo e lineare.
Clochard chiude una trilogia che ricorda parecchio le suites dell’hard rock devoto al progressive (Asia, Kansas, i Marillion piú cupi) e sigilla un lavoro che ha davvero poco a che fare con le produzioni nostrane dell’ultima generazione per rifarsi a geometrie ardite e lontane nei tempi e negli spazi con cui siamo abituati a fare i conti ed uno stoner etereo, sognante, quasi accennato ma comunque presente. Unica nota (terribilmente) negativa é la traccia di apertura di cui i Nostri avrebbero dovuto fare a meno in cui i Tool sono ben piú di una presenza e fuoriescono da ogni singola riga del pentagramma.
Un vero peccato che macchia un debutto assolutamente interessante ma che non scalfisce quella che definirei un’unica traccia messa insieme dalla rabbia, l’istinto e l’amore per un’estetica musicale sensuale forse non nuova ma dal sicuro effetto emozionale.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago