Permanent Fatal Error — Law speed
Pubblicata da Musicboom, July 21, 2004
Conoscevo gli Ulan Bator ed intuivo un forte legame con la melodia, con le propensioni acustiche ed i riflessi armonici propri dell’intimismo che riesce a sfuggire ogni definizione se non quella dell’effetto che scatena, dell’enfasi positiva propria dei suoni dalle frequenze della musicalitá piú vera e calda. Intuivo tutto ció ma le mie orecchie non lo sentivano, i suoni sfuggivano fisicamente a queste connotazioni e mi perdevo nello sperimentalismo evoluto di un trio dalla chimica difficilmente ripetibile.
Dietro i toni piú bassi c’era Oliver Manchion ed il suo dinamismo sempre un passo entro l’avanguardia; una ricerca assidua del ritmo al di fuori delle sue costanti e delle rette logiche. Oggi lo ritroviamo dietro i Permanent Fatal Error a curarne i tratti meno ruvidi, le sonorizzazioni elettriche hanno lasciato il passo ad armonizzazioni concentriche che riportano ai Karate, al krautrock e ad alcuni accenni di jazz (soprattutto in un brano come B#side_part2 – in pratica il “centro” di una trilogia compositiva).
Il respiro è lento e cupo, quasi nervosamente scarno, greve per tutta la durata del lavoro e trova il suo apice nella bellissima Low.Law.Speed, nei suoi ricami acustici che sembrano evocare la seguente, altrettanto affascinante Sunflowers – forse la piú “canzone”, la meno evoluta del lotto ma al tempo stesso l’elemento che richiama maggiormente gli anni ’70, certe atmosfere á la Delirium. È solo l’anticamera del quasi-silenzio di Deaf Blues, della sua non-forma che si sviluppa naturale nella conclusiva Treep: un insieme etereo e mistico che racchiude in sé lo spirito di questo album indeciso, atipico, speciale e pieno di riferimenti importanti al pensiero, all’avanguardia piú dolce e a quella vibrazione che ha sempre vissuto nascosta tra le pieghe sonore di onde basse e calde e solo ora puó uscire a respirare da sola in un sogno magnetico di intime riflessioni.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago