Stereolab — Margerine eclipse
Pubblicata da Musicboom, Feb. 29, 2004
La malinconia annega nei loop degli Stereolab. É il primo giro delle lancette più lunghe e c’é già l’espressione della musica, dell’estetica e dell’Idea del gruppo. Quasi un anno fa Mary Hansen moriva in uno stupido incidente di bicicletta a Londra e gli Stereolab nel 2004 sono di nuovo qui con un album da incorniciare tra i primi 3 della loro carriera perché, e’ risaputo, dalla tristezza alla grande musica il passo e’ drammaticamente breve.
Il moog sospira su caldi giri di basso, il suono della chitarra scivola dietro le percussioni accogliendo in un cerchio il cantato francese della timida e stralunata Laetitia Sadier: Margerine Eclipse ha pochi mesi ma porta su di sé gli anni dell’esperienza e della solidità armonica degli Stereolab come un marchio o, se vogliamo, come una presenza viva ma persa nella storia. Non c’é nulla di nuovo eppure le melodie ancora affascinano e incantano come ai tempi di Emperor Tomato Ketchup e delle sue geometrie mai banali o scontate e, quello che più conta, emerge la presenza di un sound che guarda indietro ai primi esperimenti di pop d’avanguardia (Raymond Scott ed il suo fenomenale Electronium su tutti) con spunti politici notoriamente marxisti e a sfondo sociale.
Margerine Rock é un’altra track che non avrebbe sfigurato su un lavoro come Transient Noise Bursts With Announcements sebbene un poco meno rifinita e strutturata. Le vocals continuano ad essere indefinite, sfocate come la collocazione storica di una band sempre troppo pericolosamente vicina al pop e alle sue direttive troppo delineate e riduttive per chi é stato capace di lambire il jazz senza cadere nel tecnicismo, di sfiorare, appunto, la musica commerciale senza averne la giusta dimensione orecchiabile e di consumo, di partire dal lounge per tornarvi senza cadere nel calderone delle 10.000 uscite anonime l’anno.
Tracce come Need To Be o La Demeure sono al confine tra l’arte e la matematica, tra il concetto di musica come espressione ed espressione aritmetica, come se gli Stereolab fossero sempre sul punto di abbandonare l’eterna dicotomia passione e freddezza giocando sul filo e riuscendo nell’intento di cambiare leggermente direzione (Margerine Rock, Dear Marge) senza snaturare l’impronta artistica storicamente riconducibile a loro e solo a loro. In conclusione un lavoro troppo facile per gli Stereolab. Così facile da sembrare esattamente uguale agli altri se non fosse per il fatto che é maledettamente ingiusto continuare a sfornare grandi uscite se sono tutte simili tra loro anche dopo 10 anni. Sembrerebbe arrivato il momento di cambiare sebbene non sia obbligatorio né tantomeno raccomandabile dal momento che, di solito, lo si fa per finire, terminare e chiudere un sogno che, forse, deve restare sempre uguale a sé stesso per non vedere mai la luce.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago