Julie's Haircut — Our secret ceremony
Pubblicata da NerdsAttack!, April 2, 2009 → vai all'originale
Ho controllato: c’è tutto l’occorrente e si può tranquillamente stroncare l’album dei Julie’s Haircut. C’è un lavoro prolisso (90 minuti), una pronuncia dell’inglese simpatica o poco più, i soliti riferimenti ad un kraut rock raffermo e, non ultimo, il fatto che la band sia italiana. Tutto questo fa di ‘Our Secret Ceremony’ un disco da evitare e, se possibile, distruggere. Oppure lo si lodi ad libitum ponendo l’enfasi su come “la scena italiana tanto bistrattata abbia trovato il piede di porco dorato grazie al quale sedersi a tavola coi grandi”. Niente di tutto ciò e me ne dispiaccio.
I Julie’s Haircut sono una buona band e ‘Our Secret Ceremony’ è un buon album. Un po’ pretenzioso ma un buon album. Una manata di dEUS di qua (’Sleepwalker’), della sana “sperimentazione alla U2” di là (’The Stain’), un po’ di Stereolab alla rinfusa e simil-Kraftwerk per digerire. Per carità: se ne sentiva il bisogno ma avremmo fatto a meno di un’ora e mezza di deliri psichedelici da “Milano Violenta” (’Mean Affair’) o dagli immancabili riverberi (’Let The Oracle Speak’) a vantaggio di una scelta chiara che focalizzasse gli sforzi evolutivi su un punto fermo e più lontano di così.
I Julie’s Haircut tradiscono in parte le buone premesse di un album come ‘After Dark, My Sweet’ con un lavoro logorroico, confuso, limato dalla noia e sfinito dalla prevedibilità; vuoto proprio perché troppo “pieno” e pieno di contenuti troppo vuoti, stanchi. Se qualcosa di buono si può dire è che le poche buone idee sono davvero valide e se da un lato ciò rincuora, dall’altro scoraggia perché, a posteriori, fa rabbia vederle affondare nel limbo in cui le hanno violentemente cacciate.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago