Devocka — Perchè Sorridere?
Pubblicata da NerdsAttack!, July 14, 2009 → vai all'originale
Questo album fa schifo. Musicalmente sublime e poeticamente devastante, ha in sè gli eccessi nevrotici di una giornata come tante con le sue piccole tragedie. D’altronde mi sembra chiaro che quando si perde l’ultimo autobus o ci si scontra con l’arroganza della gente si muoia un po’ dentro o, come avrebbe detto Chekhov: “Un idiota può affrontare una crisi; è la vita di tutti i giorni che ti consuma”. Sagace. I ferraresi Devocka, dicevo, strutturano la loro musica a immagine e somiglianza del quotidiano (’Piero’) e lo fanno in maniera maniacale, quasi paranoica, attraverso suoni grezzi e convulsi inchiodati da una voce che scaglia anatemi urbani non circoscritti soltanto al contingente di una realtà giornaliera perfettamente modellata dai nostri doveri ma travolgendo persino pensieri latenti come la rabbia e la lucida follia.
Se più di un momento riporta alle geometrie fredde e angolari degli indimenticati Unsane di Vincent Signorelli, l’enfasi generica è posta sulla progressione dinamica tra calma (’Ventre’, ‘Pane’) e violenza che si riflette in un cantato arido, a-tonale che declama la bellezza del decadimento spiralideo che finisce sempre e comunque per trionfare. Nella musica dei Devocka come nella vita. Questo album fa schifo perché è la momentaneità del sereno, il declino mentale scatenato subdolamente dall’abitudine, lo sporco agli angoli dei ricordi peggiori e la visione lontana dei pensieri migliori.
Se si tratta di hardcore è suonato malissimo, fin troppo dinamicamente; se l’intenzione era quella di affondare le armonie nel noise, il proposito è fallito miseramente sotto i colpi della melodia di ‘Altre 100 Volte’ e ‘Reazione/Azione’. Se c’era la volontà di toccare nervi scoperti, il fastidio corporeo che si prova nello scorrere ‘Umor Vitreo’ e ‘Corri’ dice che la sabbia calda sulla ferita non uccide ma rende più consapevoli. Questo album fa schifo perchè è nascosto in ognuno di noi e fa paura come le piccole tragedie quotidiane che uccidono lentamente.
[…] Sto pagando la mia troppa ingenuità Sto pagando la speranza di un amore Di un figlio bastardo che non mi somiglia per niente Di un pensiero inesperto Che mi gioca contro […]
Se le grida bastassero a comprendere, invecchieremmo inconsapevolmente tutti schiavi e muti.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago