Darkness, The — Permission to land
Pubblicata da Musicboom, Jan. 1, 2004
Un caso per la Gran Bretagna, un martello pneumo-mediatico ininterrotto dall’inizio dell’estate, una manciata di canzoni che non chiedono che di essere sospinte a tutto volume ed una devastante, idiosincratica antipatia nei confronti dei dettami delle mode del momento e le loro etichette. Tutto questo e poco altro sono i Darkness, una band originaria di Londra che della Capitale ha respirato per anni l’aria fumosa e malsana dei pub di tutte le risme prima di approdare al successo globale di cui gode oggi. Più che la musica conta la motivazione sociologica, la completa rottura con le simmetrie dinamiche dei trend e dei suoi fruitori; qui si parla di una band che fa moda proprio per il semplice motivo che ne è all’antitesi.
Completini attillati, versi in falsetto, pose da rockstar un po’ sfigata fanno della band il mezzo con cui la musica inglese da classifica fa i conti col proprio futuro: esorcizzando il suo passato e reinventandolo tale e quale aggiungendo qui e lì un’ironia cruda e letale che affiora dai ricordi più cari.
I Darkness piacciono alla famiglia perché il loro heavy metal all’acqua di rose coagula alla perfezione stilemi tanto datati da sembrare favole e melodie così retrò da sembrare vere; quindi storicamente vincenti. Permission To Land è assolutamente il disco giusto al momento giusto – in un periodo di crisi del bri-pop e nell’attesa (che oramai sembra durare da secoli) di una nuova stella catalizzatrice di pensieri e suoni. I Darkness sono riassumibili nel video di Growing On Me, dove un’orgia di Freddie Mercury, Mick Jagger e David Bowie confluisce gagliarda nel cantante Justin Hawkins e, in un tripudio di astronavi, raggi laser e mostri di ogni specie, vede nella parte finale un assolo del chitarrista davanti ad un muro di ampli Marshall. Quando si dice la classe…
Ma il sound? Efficace come pochi, troppo genuinamente fresco per essere stato studiato a tavolino. Insomma: se non siete alla ricerca di sonorità all’avanguardia e volete tralasciare per un attimo il piacere di scoprire non dovreste rinunciare ai Darkness. Pochi secondi dell’iniziale Black Shuck e si intuisce di che pasta è fatta la band. Una manciata di minuti di puro rock n’ roll alla AC/DC per introdurre brani dai titoli agghiaccianti come Get Your Hands Off My Woman, Love On The Rocks With No Ice and Love Is Only A Feeling. Cercare di descrivere canzone per canzone sarebbe una lunga citazione dell’albero genealogico del rock inglese e quindi eviterei a priori; ma resta il fatto che se di revival si tratta, con i Darkness è di classe e senza troppe forzature.
Forse perché le cose vecchie ci sembrano migliori o forse perché il tempo ci regala da sempre “presenti” difficili da digerire: fatto sta che consiglio il CD se si vuole staccare la spina, se non si pretende troppo da un’ora di musica o solo perché c’è sempre tempo per essere nervosi e tristi.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago