End of Level Boss — Prologue
Pubblicata da Musicboom, March 1, 2006
Deve esserci da qualche parte una scia che parte dai Voivod, passa per i Cynic ed arriva dritta tra le 8 tracce di questo Epilogue. Non importa la provenienza, la dimensione storica; per certi paragoni a riportare tutto all'origine ci pensa la genetica, la propensione verso i limiti di uno Spazio immenso ma angusto che solo le dissonanze riescono a descrivere pennellando il Vuoto nell'aria tra superfici di panico e dimensioni sconosciute.
Più volte mi sono ritrovato a scrivere che nessuno si sta inventando più nulla e la cosa non riguarda solo il metal. Nell'indie ad esempio c'è un riciclarsi ignobile che ha forse radici più profonde che nella “musica estrema” ma il pubblico cosiddetto “indipendente” (da chi ? da che ?) non se ne accorge e mente a se stesso da quando i Television hanno appeso il talento al chiodo dopo i primi due album. Per quanto riguarda il metal possiamo dire che forse il processo involutivo è semplicemente iniziato più tardi ed alcune bands non fanno che rallentare il decorso. Come premesso: gli End Of Level Boss non inventano nulla e riportano a bands citate più sopra ma, che mi si creda o no, l'approccio è del tutto nuovo, eccentricamente variegato. Ogni brano ha una struttura unica, eccentrica, modellata ad immagine di quella claustrofobia da cui hanno attinto le band citate all'inizio senza per questo risultare miseramente artefatti o, peggio, costruiti. Nati dalle ceneri dei californiani Hangnail (ottimo il loro One Million Layers BC del '98), ne ricordano l'approccio noise aggiungendo comunque quel gusto per un'attitudine al soprannaturale in odore di Cult Of Luna pur non avendo la stessa sporca attitudine distorsiva degli scandinavi.
Freak Waves: piena malinconia anni '70 da cui si risale (o scende, fate voi) nella nevrosi voivodiana più primitiva e post-nucleare con Disjointhead e Vivid (quando dici “lapsus freudiano”...) quasi a preparare il campo ad una dolce deriva rumorista che pervade tutto l'album senza paura di strafare ma con la piena convinzione che la vera melodia è generata solo ed esclusivamente dal rumore: solo dal caos può nascere ordine.
E' così forse che le parti melodiche risultano essere importanti, quasi vitali, ai fini estetici dei brani tanto da non poter disgiungere le melodie dagli impeti distorti, la risalita dalla discesa, la vittima dal suo carnefice. Esempio per tutti è la voce di Harry Armstrong che riesce, con un cambio all'apparenza casuale, a modificare la direzione della canzone in cui imbastisce tratti vocali da brivido.
Mi sbilancio e dico che Prologue è finora il mio disco dell'anno. Se a fine 2006 non sarà nella mia top-ten vorrà dire che si è verificata una delle due sole ipotesi possibili. La prima è che (hai visto mai) saranno usciti almeno 10 dischi migliori di questo. La seconda ipotesi non ve la dico perchè penso che mia madre sarebbe triste al solo pensiero.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago