Zu/Spaceways — Radiale
Pubblicata da Musicboom, Sept. 11, 2004
La musica degli Zu è una spirale dai confini sconosciuti, ignoti persino al terzetto (oggi diluitosi in 4 anime), il cui talento sembra essere ogni volta sul punto di sciogliere la musica per ricomporla con canoni diametralmente opposti eppure di materia affine come la melodia ed il rumore. La percezione della musica cui siamo stati da sempre abituati svanisce e ricompare smembrata delle armonie composte, delle scale edulcorate e dalle spinte estetiche sempre piú negative e ben poco sperimentali. Ascoltare gli Zu improvvisare con Ken Vandermark per almeno metá di questo Radiale vale da solo il prezzo del biglietto verso l’armonia ed il mondo cui ci proietta, istantaneamente, con Canicula. La ritmica la conosciamo (vibrante, nervosa, scarna e tagliente) ma un duetto Vandermark-Luca Mai non avevamo ancora avuto modo di ascoltarlo su disco: eccolo ora scendere due ottave per risalire e prendere di nuovo per mano la metrica ed il suo sospiro affannoso e quasi forzato dal battito di una batteria asimmetrica, senza una forma ben definita (eppure la piú lineare mai concepita da Jacopo Battaglia) in cui lasciar scorrere un basso ora generosamente equilibrato tra ritmo e feeling sincopati (Vegetalista), ora rapito in un battere il cui motore è la pura estetica e l’istinto (a qualcuno viene in mente l’arte ?) come in Pharmakon.
C’è qualcosa che non torna invece nella parte dello split nelle mani degli Spaceways. L’istinto sembra sparire per dare vita ad un esercizio stilistico in cui una manciata di buone idee si perde in un esercizio di stile, di giri di “obbligato” basso-batteria in cui a farla da padrone è il funk con i suoi derivati e le deviazioni che sfociano, inutile dirlo, in un easy-listening davvero non esaltante se non in alcuni tratti (Theme de Yo-Yo, You And Your Folks, Me And My Folks); un pó poco per chi da anni cerca di reinventare la musica dance per condurla sui canali di un jazz dal tocco europeo e sofisticato.
Tutto sembra finire con una comunque buona We Travel The Spaceways/Space Is The Place che nulla toglie e nulla aggiunge ad un disco assolutamente gagliardo almeno nella sua prima metá. Il resto è accademia. Buona, pure di egregia qualitá; ma la realtá è che gli Zu reclamano il loro spazio. Con genio, forza, istinto e bellezza tra le mani. Non è poi anche questa “arte” ?
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago