Picastro — Red your blues

Pubblicata da Musicboom, Sept. 18, 2004

Il territorio acustico è uno scenario particolarmente scivoloso. Basta un errore, una traccia vagamente non riuscita e la caduta nel limbo della noia è lí ad accogliere ore ed ore di ottima musica. Sembra proprio che i Picastro abbiano commesso un mezzo passo falso insistendo oltremodo in uno sfogo lento, soffuso, malinconico ed a tratti dissonante. Stavo per consigliare una discesa nel loro buio quando una pretenziosa Meat ha distratto il mio ascolto e l’ha catapultato in altri luoghi sicuramente meno profondi e perigliosi ma certamente piú attraenti di un quasi-loop di accordi di chitarra che affoga tra rumori e feedback d’ambiente.

Artisticamente capitanati dalla voce di Liz Hysen, le cui note biografiche ci riferiscono essere nata e cresciuta in una famiglia di non udenti, i quattro canadesi invadono territori che vanno dal noise al sad-core senza comunque tralasciare uno spirito “d’autore” che li rende speciali, unici in un genere che tende a convogliare ogni uscita in una manciata di paragoni (ai quali non faró riferimento) ma che muovono le corde di una sensibilitá fuori dal comune. Il loro talento appare nudo come nell’assoluto, fantastico esperimento intitolato Dakar Relay, il quale conclude un CD che si muove tra alti e bassi ma che non manca di sorprendere per bellezza ed una bellissima malinconia alla quale ogni tanto ci si vuole abbandonare. È giusto deprimersi, è naturale e, ne sono sicuro, fa bene al corpo ed allo spirito. Per farlo con stile non possono mancare dunque i Picastro, la spinta cadenzata di 5 Cent Church, il sentimento spoglio di Mine, l’oscuro perdersi tra le acque di The Sea Will Kill You e la rabbia mal sopita di Fifth Wall.

La chitarra di Zak Hanna riempie gli spazi del violoncello di Rachel McBride raccontando suoni sospinti da un batterismo asciutto e marcato come quello di Evan Clarke. Inutile girarci intorno: questo Red Your Blues è un ottimo lavoro di una tristezza monumentale, scarna, viva ed al contempo appassita dalla forza languida di una voce assolutamente atipica ed un insieme chitarristico che sembra oscillare al suo cospetto come una candela farebbe sotto la spinta positivo-negativa dell’aria nascosta nei polmoni di una ragazza tanto fragile quanto determinata e viva.

Forse i Picastro non saranno mai famosi ed è meglio cosí; certo è che sarebbe giusto che tutti li ascoltassero almeno una volta. Giusto il tempo di decidere se non sia meglio deprimersi con stile o farlo comunque davanti alla pochezza del triste quotidiano.

Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago

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