Kings Of Convenience — Riot on an empty street
Pubblicata da Dedication, Aug. 14, 2004
La Convenienza sta nel prendere due ragazzotti norvegesi, dare loro una chitarra a testa ed aspettare che riescano a resuscitare sentimenti antichi di devozione alla melodia pura, al manifesto stesso dell'emozione fragile e carica di dolcezza. I Kings Of Convenience non sono altro che un'alchimia fortunata di sensazioni, un equilibrio stabile (per questo motivo destinato al fallimento) di planimetrie acustiche semplici come i Lego ma efficaci come la Ferrari.
Erlend Øye ed Erik Glambek Bøe tornano insieme dopo un lungo periodo speso a rianimare l'elettronica (ottimo il "DJ Kicks" del primo) e a terminare gli studi in psicologia del secondo e lo fanno nel modo che conoscono meglio: citando Simon & Garfunkel. L'opener Homesick, infatti, paga un pesante pegno al duo americano e lo fa quasi riconoscendo loro la diretta parentela che affilia i due sodalizi ad un genere, il New Acoustic Movement, che non è mai nato semplicemente perché non è mai morto. Ho visto Øye posare per un servizio fotografico ad Hyde Park qualche mese fa ed ho capito che essere una "indie-rock star" (come lui stesso si definisce) è una sfida giornaliera col tuo ego e l'eclettismo demoniaco che ti porta a duettare con gente come Röyksopp, Four Tet e Ladytron un giorno, ed a scrivere una perla di leggerezza sinfonica come Cayman Islands o una quadratissima, ed allo stesso tempo affascinante, Stay out of trouble senza lasciarsi sfiorare per un solo attimo dal dubbio della bontá del fine piú che del mezzo. Nel mezzo c'è una centrifuga di citazioni che vanno dai "menestrelli di Central Park" ai Joy Division passando per la sperimentazione sudamericana di Arto Lindsay; il tutto, ne sono sicuro, con la piú sincera e disarmante inconsapevolezza che sembra tenere su un disco altrimenti banale per quanto azzeccato sotto ogni punto di vista. Sono stato attento ed ho valutato con attenzione le critiche della stampa musicale europea (vuoi perché sto cercando di disimparare, vuoi perché non faccio nient'altro nella vita) e, tirando le somme, ne viene fuori che è semplicemente impossibile parlare male dei Kings Of Convenience senza sfociare nel "becero" o, comunque, dalla parte del torto.
Ci sanno fare, sono semplicemente sublimi ma non hanno talento. Scrivono sinfonie acustiche di tre minuti perché gli viene naturale, perché "non potrebbe essere diversamente" e, a meno che non ci sia un turntable o un paio di piatti per dischi, nove volte su dieci uscirebbe fuori robaccia fantastica come "Riot On An Empty Street". Importa poco al pubblico che abbiano arricchito il loro sound con una dose ancora piú massiccia di bossa nova (Love is no big truth, Live long), di qualche fiato ed armonizzazioni assortite. La gente vuole melodia, il mercato chiede un riscontro, ed io mi preparo per il freddo inverno mettendo da parte tonnellate di pagine di critica musicale europea.
Questo disco è una truffa perché troppo delizioso e magico. La prossima volta se mi diranno che il silenzio è il nuovo rumore li prenderó in parola. Dio (o chi ne fa le veci) salvi i Kings Of Convenience e ce li metta da parte.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago