Monstrosity — Rise to power
Pubblicata da Musicboom, April 6, 2004
Se c’e’ ancora qualcuno che si emoziona per un assolo spedito come un tracciante in un territorio devastato e cupo e se c’e’ ancora qualcuno capace di provare una sana scossa di adrenalina al passaggio di una manciata di rullate e grugniti, allora questo e’ il disco in cui una buona dose di artiglieria ritmica, chitarre sferzanti e lugubri vocals gutturali faranno fare del sano headbanging al vostro stereo.
Peccato solo che nel 2004 non si possa suonare come negli anni d’oro del brutal senza aver cambiato una virgola, senza essersi messi in discussione alterando almeno in parte un sound vecchio ed oramai noioso come quello dei Monstrosity. Il loro e’ un lavoro di solido death metal che spazia tra furiosi attacchi speed e mid-tempos monolitici a cui siamo stati abituati tante volte in passato. Il livello tecnico e’ quello di album più fortunati come Imperial Doom ma dopo pochi minuti e’ chiaro l’inasprimento del suono; una struttura dei brani più complessa che attinge quante più furbate possibili dalla vecchia scuola per infarcirla di assoli già sentiti e poche desolate novità
In poche parole potremmo dire che con l’opener The Exordium i Nostri dicono tutto ciò che hanno da dire noncuranti del fatto che restino 10 tracks impostate tutte più o meno allo stesso modo e senza un minimo spunto di inventiva ed innovazione. Le chitarre di Pat Hall e Tony Norman fanno il loro dovere aggiungendo ben poco alla struttura delle songs e dimostrando come anni addietro gente come Malevolent Creation ed Immolation avessero detto tutto ciò che c’era da dire senza bisogno di attendere oltremodo un’evoluzione che, di fatto, non c’e’ mai stata. Sam Molina fa il suo sporco lavoro alla voce ma si sente, eccome, la mancanza di un protagonista come George "Corpsegrinder" Fisher, passato da tempo ad infuocare il pentagramma dei Cannibal Corpse e, forse proprio per questo motivo, manca una variante, un’incognita artistica che lasci spiazzati e, soprattutto, non lasci l’ascoltatore col dubbio che, alla fin fine, questo sia un gruppo famoso solo per aver ceduto il proprio vocalist ai più famosi grind-corers del mondo...
Per ascoltare un intermezzo bisogna attendere Fall Of Eden ed uno stacco acustico (anche questo sentito milione di volte “a quei tempi”) neanche troppo malvagio. Per il resto nessuna sorpresa e poca fantasia. Tracce come A Casket For The Soul, Visions Of Violence o Abysmal Gods faticano non poco a trovare uno spazio nella memoria, mentre pargoli più prolifici (Nile su tutti) partono dal passato per ritagliarsi uno scampolo di presente ben più solido e valido della brutta copia di un ex gruppo.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago