Strokes, The — Room on fire
Pubblicata da Musicboom, Oct. 27, 2003
La musica prima degli Strokes. Rockers noiosi, palestrati e tristi impilavano dischi di platino scambiandosi di anno in anno i favori nelle occasioni che contano. Cinque ragazzi newyorchesi annoiati e credibilmente bellocci sfasciarono la baracca portandosi dietro un numero imprecisato di seguaci (in pratica quasi tutte quelle bands il cui nome inizia con “The” e finisce in plurale – semplicistico ma vero ) ed una visione riveduta e corretta del concetto di pop globale e di facile consumo.
Sembrerà assurdo ma lasciato solo con questa nuova release ho di nuovo le stesse sensazioni e memorie di due anni addietro, quando mi accostai per la prima volta a qualcosa che avrebbe cambiato il corso della musica di lì a qualche mese. Stessa attitudine rock minimale intrisa di punk e melodie che ha dichiarato la fine di un’era (non a caso baciata dal New Acoustic Movement) essenzialmente a corto di idee su larga scala e l’inizio della storia che tutti conosciamo e continuiamo a vivere. Gli Strokes sono sempre stati una via di mezzo del tutto. Mai troppo ossessivamente trasgressivi ne’ mai eccessivamente politically correct, hanno saputo far convergere nella propria musica la coscienza blues del passato e l’attitudine rumorosa giovanile. In altre parole e’ tornato il punk seppur sotto mentite spoglie. L’opener What Ever Happened? sembra uscita dalle sessions del suo predecessore, con la differenza che ora la voce di Julian Casablancas (ancora intrisa di fuzz e birra) sembra più pacata ed introspettiva che mai ma è solo un’illusione che dura lo spazio di una song.
Reptilia infatti torna a stabilire le gerarchie che conosciamo e l’attitudine rumorista impazza come ai vecchi tempi. Per carità, nulla che non si sia mai sentito almeno un milione di volte su e giù per le radio del pianeta, ma gli Strokes sanno essere ripetitivi a modo loro ed in una maniera dannatamente sexy e trasversale. Con Automatic Stop sembra di ascoltare la band sotto l’influenza dei Wire di The Ideal Copy ed e’ un gran bel sentire – almeno fino ad arrivare all’elettro-pop di 12:51, dove si sfiorano gli anni 80 (The Cars su tutti…) per poi dirottare su Under Control, dove un’ideale coppia Johnny Marr/Curtis Mayfield aleggia sul pentagramma come ai tempi di Is This It ma è con Meet Me In The Bathroom che gli Strokes tornano quelli di sempre: ritmiche nervose ed in “minore” che fanno da contraltare ad una voce all’apparenza svogliata e greve ma che nasconde una sensualità pulsante e decadente.
Insomma: un disco come ce lo saremmo aspettati dai cinque di Brooklyn con in più la maturità acquisita degli ultimi mesi che non ha fatto altro che accrescerne la sensibilità musicale e di contenuti. Al centro del ciclone deve esserci davvero molta calma – almeno prima che la storia compia la sua svolta e ce li intristisca, annoi e distrugga sotto l’effetto di facili piaceri e dischi di platino a volontà. Un po’ come abbiamo visto fare troppe volte; almeno prima di un paio d’ani fa…
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago