Sevendust — Seasons
Pubblicata da Kronic, Jan. 12, 2004 → vai all'originale
Non ho mai apprezzato molto i Sevendust pur riconoscendone l’importanza nell’ambito heavy americano e la loro spinta innovativa soprattutto per ciò che concerne le vocals sempre un poco al di sopra del metal e pericolosamente vicine al soul. Intendiamoci: e’ nu metal e basta (nel bene come nel male), ma così come per tutto il resto occorre salvare la qualità a discapito di una quantità industriale di gruppetti, gruppuscoli e robetta varia che inflaziona il mercato alla prima svolta di marketing imposta dalla “Cupola” dei produttori americani . Per questo motivo i Sevendust si chiamano fuori dalla melma con l’album che ne determinerà di sicuro la consacrazione ad uno status (di vendite) migliore di ciò che la Storia ha finora loro regalato. Così come Home era dedicato alla figura di Lynn Strait degli Snot perito in un tragico incidente stradale, “Seasons” trova la sua spinta emotiva grazie alla memoria del fratello del singer Lajons Witherspoon defunto nel 2003. Cenni biografici a parte, questo é un gran del disco.
Si parte con “Disease”, dove sono presenti i marchi di fabbrica del sound della band da 3 uscite a questa parte: riff nervosi e taglienti, vocals seconde a nessuno per intensità e feeling ed emotività ed un gusto per la melodia che non va mai al di fuori di una funzione puramente distensiva non perdendo mai in aggressività e passione (“soul”, per l’appunto). “Enemy” e’ forse la traccia dove la rabbia emerge meglio in tutta la sua melodia ed emozione: l’elettricità’ che ne scaturisce é soggetta alla rabbia devastante della band nei confronti, si dice, di Dez Ferrara dei Coal Chamber (storie di donne e di coltelli…). Gia’ alla seconda traccia insomma si capisce di che pasta e’ fatta il CD ed il concetto e’ ripetuto nella successiva title-track che poco aggiunge a quanto detto finora.
E’ solo con la bellissima “Broken Down” che si evince la profonda carica depressiva e l’ossessione per il dolore di cui e’ pervaso l’intero album. Novità stilistiche a parte infatti e’ palese l’inclinazione alla tristezza dei Sevendust nella nuova release e non sembra quasi di scorgere altra via d’uscita se non attraverso la rabbia e la sua esplosione ciclicamente ossessiva. La ballad d’ordinanza stavolta e’ “Skeleton Song” ed anche dopo qualche ascolto non perde una stilla della sua bellezza che ne fara’, credo, il prossimo singolo. Se qualcuno fosse alla ricerca dei vecchi Sevendust li può trovare rifugiati in tracks come “Soffocate” e “Face To Face”. Tutto qui. In conclusione sicuramente uno dei dischi dell’anno nel genere. Ogni componente sembra essere stata dosato dalla maturità acquisita e da una mentalità più pratica e certamente meno propensa a perdersi nei meandri di un riffing troppo articolato e dispersivo.
Forse alla luce di “Seasons” abbiamo oggi una band che, sebbene non abbia stravolto il proprio stile, resta al di fuori di un movimento essenzialmente triste di ragazzini urlanti pronti a bruciarsi dopo la prima uscita. Solo grazie a loro e a qualcun altro possiamo dire che l’alba nu-metal e’ definitivamente tramontata collassando ignara su se stessa, divorata dalla fame di qualche colletto bianco e dall’usura del tempo e dall’età dei suoi acquirenti che, inesorabile, avanza. Di sicuro un periodo di cliché e’ finito ed anche grazie ai Sevendust la musica rinasce e cresce all’ombra di sempre nuove ed esaltanti Stagioni.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago