Riverside — Second life syndrome
Pubblicata da Musicboom, Feb. 26, 2006
Da piccolo se dicevo “progressive” mi venivano in mente gli Änglagård, Emerson, Lake & Palmer, Anekdoten, Landberk, King Crimson e tutta la scena italiana degli anni che furono. Se lo dico oggi mi vengono in mente le stesse bands con l'aggiunta di qualcosa come i Porcupine Tree e la facciata tranquilla degli Opeth.
Normale dunque che una band che suoni questo genere al giorno d'oggi ricordi in un modo o nell'altro l'esercito musicale di cui sopra. I Riverside non possono esimersi da ciò e propongono il solito catalogo di riverbero, tastiere assortite ed una voce che pesca da David Sylvian per ascendere ad una dimensione che rifugge dai facili virtuosismi per concentrarsi tutta nelle atmosfere vibrate da un gusto asciutto ed incisivo quanto provvidenziale e fortemente funzionale alla musica. Tutto questo fa di Second Life Syndrome un disco mediocre ? Neanche per idea. La musica è nel complesso di classe eccelsa, la ricerca della quadratura del cerchio si sente, il dosaggio dei sintetizzatori aggiunge personalità in parte spiazzando l'ascoltatore, in parte raggiungendo quell'ibrido che ingenera confusione nell'ascoltatore più ingenuo ma che, grazie a Dio, rende la trama del disco più variegata ed interessante.
Volte-face, Conceiving You, Artificial Smile e soprattutto la lunghissima ( ma non troppo per il progressive) Dance With The Shadows riconciliano con un genere che sembra aver perso di vista il percorso più psichedelico a favore della tecnica letteralmente fine a se stessa. La provenienza dei Riverside, poi, non deve trarre in inganno. Non ci dovremmo stupire se nei prossimi anni la musica migliore venisse dai paesi dell'Est europeo, i quali ad una “fame”di musica non indifferente abbinano un entusiasmo che da queste parti sembriamo aver perduto del tutto. Ottimo lavoro che prepara i Riverside ad un seguito che di sicuro si preannuncia interessante. Le premesse ci sono davvero tutte.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago