Sigur Ròs — Takk
Pubblicata da Musicboom, Sept. 19, 2005
La musica dei Sigur Ros sembra di poterla vedere. Ognuno ha la propria visione ed ognuno é libero di vedervi ció che vuole ma il gioco di luci é sempre in piedi, sempre e costantemente vivo tra le pieghe di una musica che da sola basta a descrivere l’essenziale e il contingente. Parlavo di luci e, perché no, di colori. Accesi, vivi, quasi arroganti nella timida espressione di sé. Un disco dei Sigur Ros é tutto questo e le parole rischiano di cadere nel grottesco, nel liquame rumoroso da cui invece affiora il silenzio disegnato da un piccolo gioiello come Takk.
Se li odiavate o amavate poco importa. Non dovrete sforzarvi di capovolgere la vostra opinione ma sarebbe bene che ascoltaste l’incedere liquido dei suoni di ogni singola composizione. É vero: tra 15 dischi i Sigur Ros suoneranno ancora in questo modo ma non riesco a fargliene una colpa. Brani come Sé Lest o Gong sono dei solchi nella memoria, la dimostrazione di un’epica leggera che si basa su parole inventate (quindi ancora suoni), crescendo percussivi (Sæglópur su tutti) il cui unico fine é quello di tornare alla quiete dei tasti del piano, della dittatura delle sensazioni piú che della logica compositiva.
Tutto come previsto, dunque? Non proprio. Takk sembra essere un’evoluzione, una progressione naturale di ( ) avendo in sé i germi del suo predecessore e di Ágætis Byrjun perfezionandone il rapporto con l’estetica glaciale di cui é portavoce per mezzo di un maggiore controllo dei climax ed un uso di conseguenza piú ragionato degli archi (questi ultimi ancora ad opera delle Amina). C’e’ tutta la disciplina sonora dei Sigur Ros concentrata in un percorso sempre sull’orlo di scendere nella new age, perennemente in bilico tra le strutture portanti dei meccanismi del pop e l’incedere etereo di una musica descrittiva quanto basta per suscitare emozioni e risvegliare il puro e semplice senso del “bello”. Tutto ció si alimenta della nuda essenza al sicuro, mi ripeto, dalle caratterizzazioni della musica di larga diffusione.
Takk non é solo il debutto su major dei Sigur Ros: é il piú bel suicidio commerciale per il quale valga la pena godere se riuscirá a vendere abbastanza per rientrare delle spese di promozione. La curiositá non sará comunque nei numeri che al disco riuscirá di portare a casa ma risiederá quasi ed esclusivamente nel potenziale interesse che lo stesso riuscirá a smuovere.
La gioia si nasconde, per ora, piú semplicemente nello svolgersi intenso delle tracce di un nobile prodotto che, beninteso, non fará epoca ma che ha l’innegabile pregio di non deludere quanti si aspettavano esattamente questo dai Sigur Ros. Emotivitá ingenua, drammaticitá nei colori sonori e le discese nella malinconia piú vera hanno trovato ancora una volta il loro ritmo.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago