Kelis — Tasty
Pubblicata da Musicboom, Feb. 28, 2004
All’inizio c’erano le ladies della musica nera ma era tanto tempo fa. Vennero poi le “ragazze cattive” completamente assuefatte alle esigenze dell’establishment col loro talento indiscusso ed i loro nomi esotici come Foxy Brown, Mya, Aaliyah e Missy Elliot. Mancava però quella dinamica dei suoni, quella ricerca di qualità dal beat commerciale ma profondo allo stesso tempo, sensuale e malinconico come nella migliore tradizione del blues e delle sue maledette origini. Tradizioni a parte, Kelis ha dalla sua l’impronta gagliarda dei back-beats targati Neptunes e delle loro geometrie pensate (e pensanti) che guardano oltre il nero della musica per incrociare Beck così come Ludacris ed Outkast.
Volendo trascurare il forzato episodio di Wanderland (ho più di un dubbio sulla genuinità e freschezza di un album costruito a tavolino sull’onda dell’improvvisa popolarità della ragazza di Harlem ) ed annunciato da più parti come un difficile sequel del primo Kaleidoscope, Tasty é destinato a sfondare la quota di copie vendute dal predecessore.
Chiacchiere. Si parte col solito intro-antipasto ed é subito una splendida Kelis che strapazza un tempo dub in Trick Me impugnando un testo nel quale lascia intendere di non essere una con la quale scherzare facilmente più di una volta - ma non siamo che all’inizio di un CD che non ha cali vistosi, difetti o sviste grossolane. Basterebbe la sola Milkshake a lasciar intendere la distanza siderale, se mai ce ne fosse bisogno, tra Kelis e le varie ninfette non ancora risvegliatesi da sogni di Disney Club e pose sexy da manuale. La sua sensualità non é sottintesa ed ammiccante ma una vera e propria arma che si avvale del minimalismo degli arrangiamenti per far risaltare un incredibile sapore erotico vincente e sempre al limite della provocazione.
Protect My Heart e Glow strizzano l’occhio al sound old-school anni ’80, periodo in cui il rap usciva per sempre dal suo ghetto e, forse, dalla sua natura stradaiola e dannata. Forse la sola Flashback sembra poter provenire dai tempi del grandissimo Kaleidoscope mentre nel duetto col compagno Nas di In Public c’é una volgarissima caduta di stile da parte del rapper (“The pussy or the mouth, that is the question / Like Shakespeare but my erection is the case here”) che gli anglofoni definirebbero “cheap”, rendendo forse meglio di qualsiasi altro aggettivo nostrano la sensazione di triste mancanza d’idee dell’uomo che partorì Illmatic dando il via alla rinascita dell’hip-hop newyorchese negli anni '90.
Il resto sono carezze musicali frivole e delicate come solo un gran bel disco di R&B sa fare e come da tradizione consolidata fioccano le collaborazioni. Oltre al già citato Nas trovano posto Andre 3000 (Outkast) in Millionaire, Saadiq e Rockwilder. Chi ignori di quale materia si stia parlando potrebbe rimanere deluso dagli ammiccamenti, dai doppi sensi e dal “detto e non detto” della cantante di Harlem e non troverei possibile dargli torto ma una cosa é certa: se proprio per una volta dovessi avere una caduta di stile o voglia di fregarmene, preferirei mille volte cadere con Kelis nel suo languido erotismo decadente che non sprofondare in una comoda serata di vuoto e TV accesa.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago