Brinkmann, Thomas — Tokyo + 1
Pubblicata da Musicboom, Aug. 14, 2004
Questa volta è un loop vocale a far da contrappeso alla struttura molto poco dinamica, divergente e fantasiosa dell’iniziale E-Bar. C’è ancora parecchia techno di scuola americana (vedi Detroit) in questa immagine di Tokyo (ma potrebbe essere benissimo Londra o Mosca) persa tra rumori di treni in partenza, chiavi che girano nella toppa, fabbriche: concetti che stridono con la struttura canzone ma che rientrano a piano titolo nel concetto di loop come unico credo e meraviglioso insieme di sensazioni.
Difficile da misurare l’impatto sull’ascoltatore ed ancora piú difficile giudicare un lavoro a metá strada tra i silenzi sinuosi di Pan Sonic (Decopupe) ed i suoi Soul Center (Mit Sugar). Di sicuro c’è un movimento sonoro che pervade un quadro d’insieme segnato dalla cittá, dal suo dinamismo che torna ciclicamente all’interno dei brani, del loro divenire per poi scomparire come erano venuti. 109 Competition racchiude in sé la summa dei concetti espressi su questo interessante CD. C’è una confusione dinamica, un caos tecnologico che ingloba delle sillabe, dei frammenti di umanitá non perdendo mai di vista una ritmica che batte sotto la superficie come un’anima difficile da “vedere” ma che sicuramente muove i fili della vibrazione percussiva.
Il suono è sottoposto ad un crudo riadattamento alla realtá, ad una meccanica artificiale che ne forza i limiti e li pone entro il cigolío, lo sferragliare ed il sillabare; un po come Brinkmann teorizza nella conclusiva Ikaria, in cui voci greche, italiane pronunciano parole che nel loop perdono il loro valore per divenire suoni di contorno, espressioni musicali da stendere su di un terreno techno minimale e burlesco.
Confermo la mia propensione per i suoni che Brinkmann riesce a fare suoi ma non capisco dove voglia arrivare, dove tenti di portare la sperimentazione se ogni volta decide di fermarsi un passo prima dell’arte rumorista quasi per paura o per poca consapevolezza di sé. Resta il fatto che questo Tokyo+1, dove l’”uno” sta forse proprio ad indicare il musicista che dall’esterno dipinge i suoni della cittá, è forse il suo lavoro piú riuscito, un manifesto musicale da cui partire e non certo una tappa su cui fermarsi a riflettere.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago