Royksopp — The understanding
Pubblicata da Musicboom, Sept. 16, 2005
Forse non capiremo mai perché i Royksopp hanno delle melodie immense e mezza idea, due campionamenti ed un accenno di voce. Forse non sapremo mai perche' abbiamo amato Melody AM e questo The Understanding continua a saper colpire nel segno, a crescere in un climax di sensazioni piu' che sentimenti, di colori piu' che suoni. La melodia e' lí per essere usata, per crescere tra le mani virtuose di manipolatori da dance floor (Follow My Ruin, Beautiful Day Without You) e disegnatori di ritmi alla stregua di Janek Schaefer e compagnia. I Royksopp prendono il meglio di tutto questo e lo trasformano in vibrazioni leggere, comode litanie a ritroso, semplici astrazioni ad uso e consumo dell'ascoltatore preda di una piccola esperienza come What else is there o anche Boys. Vorrei poterne parlare male, dire che i piccoli peccati dell'album che l'ha preceduto hanno avuto un seguito, che “nel 2005 non si puo' ancora indugiare in una facile ibridazione tra dance e techno minimale senza cadere nella rete delle facili etichette, del collocamento coatto in questa o quella categoria”. I Royksopp invece suonano cosí perché non potrebbero fare diversamente e soprattutto perché qualsiasi cosa decidano di creare sembrano poterla farla crescere dannatamente bene.
The Understanding cresce di traccia in traccia senza mai (assolutamente mai) ripetersi. Ogni episodio regala emozioni come fossero le ultime mentre su ogni linea melodica ha luogo una piccola battaglia contro il manierismo di certa elettronica barocca e tristemente radical-chic. I norvegesi tornano alle basi, reinventano il principio del self-made sound alla luce di un moto orizzontale che li porta alle basi della trance come in Alpha Male per dischiudersi in un coacervo di luoghi comuni finemente espressi (Someone Like Me). La vera bellezza di The Understanding e' una creatura confusa che si dimena tra mille rivoli di creativitá ispirata uscendone comunque libera e unica; e' la melodia perfetta imbeccata per caso tra un loop di piano (Triumphant) ed una musicalitá grave e sotterranea che profuma d'Europa lontana un secolo accompagnata da un downbeat ingenuo e delicato.
Proprio come la sensualitá che si sprigiona nel tempo diluito dei battiti di Follow My Ruin fin dentro i meandri dei battiti accelerati di Circuit Breaker e la sottile linea tra poesia e ragione che passa anche attraverso questo disco. Elettrico, soffuso, cupo, sensuale. Bello
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago