Hypocrisy — Virus
Pubblicata da Musicboom, Dec. 21, 2005
- Hai da accendere ?
- Cosa ?
- Fa nulla. Sai che è uscito il nuovo album degli Hypocrisy ?
- Ma dai. Mi trovo tutto spiazzato. Come si chiama ?
- Non me lo ricordo. O forse non lo so.
- Bene. Continua a cercare.
Facezie da bar. O forse solo facezie. Fatto sta che è uscito il nuovo album degli Hypocrisy e in pochi se ne sono accorti. Il mio supermercato non vende il disco ed in parte me ne compiaccio; in parte me ne dolgo. Già perchè penso a quante volte mi sono ripromesso di fare una lista di band sottovalutate e poco note e puntualmente me ne dimentico. Vuoi perchè sempre proteso ad ascoltarne di nuove, vuoi perchè sono nostalgico mediamente due volte la settimana (di solito il mercoledi e la domenica) ma non ho mai il tempo di dedicarmi a quest'iniziativa che mi vedrebbe impegnato per dei buoni minuti.
Gli Hypocrisy non saranno i Voivod e non hanno mai saputo inventare roba fresca e nuova ma non so fargliene una colpa proprio per il fatto che la vita cammina, scivola e me li ritrovo sempre lì a straparlare di UFO, di guerra e megalomanie congenite. Come non volere bene a della gente così? Virus non si discosta poi molto dal resto della produzione sebbene, lo ammetto, sia quasi d'obbligo infilare una frase come “dopo un passo falso come Catch 22, la band di Peter Tägtgren si rigenera” in una recensione del suddetto dischetto. Ne ho letta qualcuna in giro e mi sento quasi in obbligo di volere bene anche a chi scrive banalità come sa fare il sottoscritto. Eppure è vero. Catch 22 suonava finto, plastico come i Prozac+ ci hanno voluti e questo nuovo album conferma la teoria ampiamente diffusa secondo la quale gli svedesi in questione con la musica ci sanno fare e si divertono ancora a suonarla quasi come qualche anno addietro.
Viene da cantarlo un brano come Fearless ma non viene da fischiettarlo uno come Craving For Another Killing ed è forse la ragione che sta alla base della loro assenza dal supermercato di cui vi parlavo poco fa mentre, bontà loro, i Killswitch Engage ce li trovo ed in parte me ne dolgo. Se uno usa come metro di paragone i supermercati è ovvio che non può capirne di metal ma ai fini di una recensione è meglio così: vorrà dire che il mio parere esulerà dalle dinamiche dei piccoli movimenti, delle contrapposizioni bibliche tra il suono di Goteborg e quello della Florida o dalle piccole elucubrazioni tristi di chi va in giro ad etichettare la roba (o la musica) ad ogni costo. Questo disco è un sincero spaccato di dove va il metal oggi. Compratelo senza scaricarlo. Prima di partire voglio farvi conoscere qualcosa di bello.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago