zero 7 — When it falls
Pubblicata da Musicboom, March 15, 2004
Cosa accade ad una giostra quando si spengono le luci ma il moto continua vorticoso e noncurante a sfiorare la gravità, giocandoci, e l’alone notturno non fa che regalare gioia ed ansia a chi si e’ prestato al dolce brivido ? Trasvolando e riportando l’immagine in musica e’ come se agli Air avessero spento le luci e li avessero costretti a rendere il buio, e non l’artificio, una piccola arte. Esattamente questo e’ il concetto dietro la giostra degli Zero7 e proprio per questa ragione chi li ascolti lo deve fare al buio, con compagnie sfumate e soffuse, lasciando che il resto sia solo silenzio e distrazione dal presente.
When It Falls non aggiunge molto alle gentili simmetrie di Simple Things e non potrebbe che essere altrimenti proprio perché l’argomento e’ troppo ampio per essere trattato in maniera sintetica e vuota. Restano uguali le voci (Sia Furler, Sophie Barker e Mozez) e con loro rimane inalterato l’equilibrio artistico, appeso al filo del soul e dell’elettronica, sviluppatosi anni fa tra le menti di Henry Binns e Sam Hardaker in una dialettica che prendeva le mosse dal sound di Bristol e dalle movenze del lounge europeo. Dicevamo appunto che When It Falls non si distingue troppo dal predecessore e non ne ha la minima pretesa. Pur acuendone infatti le profonde sfumature black dell’esordio ne ricalca pienamente la musicalità rilassata e diluita, come in Passing By, la quale sembra riprendere il tema di In The Waiting Line portandone avanti quasi l'identica linea musicale.
La spazialità delle atmosfere e’ la stessa di quando li avevamo conosciuti e continua ad attingere parecchio al funk pur vedendo l’inserimento di nuovi strumenti, come ad esempio la tuba in Home, ed i forti richiami a James Taylor nelle conclusive In Time e Morning Song. A tratti sembra di scivolare nel jazz psichedelico e rarefatto dell’inizio degli anni ’70 ma e’ solo un’illusione perché tracce tipicamente Zero 7 come la title-track tornano a ribadire il concetto di base pur cadendo di tanto in tanto nelle tentazioni di un fascino lezioso ed accademico. Un buon lavoro che ci riporta ad atmosfere soffuse e dolci come la carezza di una voce come quella di Sophie Barker e le vibrazioni basse e intense di un mood che all’apparenza non ha fatto troppi proseliti ma che almeno ci riporta un’ottima band esattamente come ci si era presentata. E nella musica moderna questo non e’ quasi mai un bene.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago