Juggernaut — Where mountains walk

Pubblicata da NerdsAttack!, Dec. 24, 2009 → vai all'originale

Nei Juggernaut non ci sento i Neurosis; la progressione è troppo legata alla forma-canzone per poter godere degli slanci onirici (a tratti psichedelici) del sestetto di Oakland. Ciò che non manca è invece la sana attitudine (non il sound) hardcore, l’impatto monolitico oppressivo e contundente e quella vena metal-core che traina l’album facendolo risorgere nei momenti meno ispirati.

I Juggernaut (nome usato da almeno un paio di band in passato) vanno lodati per la maturità artistica raggiunta in soli 3 anni: un percorso che in molti casi vede band dal minor talento assestarsi su ben altri livelli compositivi e stilistici. ‘Where Mountains Walk’ è però un lavoro a cui mancano spunti di eccellenza, in cui un cantato sempre uguale a se stesso si alterna a parti parlate di indubbio effetto dosate in maniera sapiente ma che non sviluppano appendici particolarmente atmosferiche. Stando alla bio (scritta in inglese in maniera quantomeno imperfetta) i Juggernaut stanno confermando le loro qualità in ambito live e questo non può che incoraggiare una maturazione e far sperare in una presa di coscienza del talento indiscusso ma gestito quasi con paura, timore di uscire dalla forma-canzone di cui sopra. Le influenze sono quelle giuste (Zao, Carcass, As I Lay Dying tra gli altri) e le idee dimostrano, nello stato embrionale in cui si trovano, di poter sviluppare un sound di maggior spessore dal momento che in tracce come ‘Flamingoes’ o ‘Diario’ ci sono abbastanza spunti validi da permettere ai Juggernaut di poter riscrivere la discografia dei Norma Jean.

Un album godibile ma profondamente perfettibile che rende comunque giustizia ad una scena, quella romana, sempre più protesa verso l’Europa. In un contesto come quello della musica “underground” in cui è possibile non affidarsi ai soliti canoni compositivi, i Juggernaut facciano gli Juggernaut focalizzando il proprio sound su quelle che sono le idee più interessanti che li porterebbero in territori che, sì, sono rischiosi, ma dentro cui li aspetta la loro giusta dimensione.

Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago

blog comments powered by Disqus