Tiles — Window dressing
Pubblicata da Musicboom, June 12, 2004
Non credo mi siano piaciuti subito. Sarà stata la mattina presto, quella tipica voglia di non complicarsi la vita più di quanto non lo richieda l’uscire di casa per andare a lavorare o forse non era proprio aria ma fatto sta che dopo pochi secondi di Window Dressing ne ho avuto abbastanza e l’ho nervosamente deposto nel cruscotto tra gli avanzi di Sting e le frattaglie di vecchia roba dei June Of 44.
Tornato sul luogo del delitto, più per senso del dovere che per mera curiosità, li ripiglio, lascio che scorrano i primi minuti della track d’apertura e sono già immerso in un’atmosfera progressiva che mi riporta alla mente, sarò banale, i Rush di 2112, quell’ariosità dove si sente il respiro della musica, in cui le chitarre non sono costrette in anfratti tonali, in stupide regole non scritte che ne limitano il movimento sonoro. I Tiles vengono dagli USA ma sembrano aver imparato alla perfezione la leggerezza di scelte sonore che riportano al prog europeo d’annata, alla libertà compositiva che pescava a piene mani dalla musica classica per filtrarla attraverso il gusto decadente della psichedelia.
Adoro le metriche ritmiche di Remember To Forget e quel nervosismo rock che sembra ribollire e sempre sul punto di scoppiare per impadronirsi del groove – cosa che succede puntualmente nella seguente All She Knows, in cui le dinamiche più elettriche vengono fuori regalando qualcosa di simile all’offerta dei connazionali Dream Theater con i quali i Tiles hanno condiviso un tour da cui è uscito uno dei più bei dischi prog live degli ultimi anni, quel Presence In Europe che li ha fatti conoscere al di fuori della stretta cerchia di appassionati in patria e nel solito Giappone.
La voce è fantasiosa, mai banale (Capture The Flag) seppure non eccezionale sotto il profilo tecnico, mentre le apparizioni del piano e delle tastiere in genere (splendida la strumentale Unicornicopia) non sembrano forzare la mano, non tendono a contrapporsi agli altri strumenti in quei duelli grotteschi cui siamo stati abituati dalle bands di metal progressivo. In conclusione uno dei dischi migliori dell’anno nel suo genere. Se già li conoscete non resterete delusi ed avrete già imparato ad amarli, se cercate la libertà nella musica ma non così tanto da voler indugiare in sperimentazioni astruse questo e’ un ottimo disco per iniziare. Un consiglio: non di lunedì mattina.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago