Wolfmother — Wolfmother
Pubblicata da Kronic, April 3, 2006 → vai all'originale
Una volta, poco piú che bambino, avevo il coraggio di addormentarmi con un vecchio stereo ad un lato del letto per ascoltare i Black Sabbath. Oggi purtroppo non ho piú paura ma ricordo che pensavo di essere l’unico a farlo mentre il resto del Globo a quell’ora aveva ucciso la propria giornata dimenticandosela dietro gli occhi chiusi. Evidentemente mi sbagliavo. Altro mondo, ore opposte, climi diversi: eppure sono certo che i Wolfmother faticavano a prendere sonno sotto i colpi caldi di “Electric Funeral” che vibravano sul cuscino mentre, anche per loro, il resto del Pianeta doveva per forza dormire sonni tranquilli.
Non puó che essere cosí se si ascolta “Woman” o “Joker & The Thief” e non si puó fare a meno di carpire quel folk strappato alle radici dei primi anni ’70 in cui bastavano gli accordi di una chitarra e di un moog ben calibrati per trasportare lo spazio intero in una stanza. I Wolfmother provano a ricreare l’atmosfera di cui sopra e lo fanno, ovviamente, scopiazzando ma con stile, citando ma con criterio e riportando alla vita atmosfere lacere che si reggono su di un riff di basso (“Pyramid”), sulle doti vocali di Andrew Stockdale (“Mind’s Eye”) o su un virtuosismo istintivo piú che tecnico che ne fa una band dall’immaginario acido ma dall’attitudine concreta e senza i fronzoli in cui cadevano facilmente musicisti persi e visionari in quegli anni.
Logica vuole che se ti rifai a quasi 40 anni fa non puoi non passare per i White Stripes (“Apple Tree”) ma l’importante e’ essere lí solo di passaggio e resuscitare tra i Led Zeppelin e i Deep Purple quanto prima in attesa che una propria personalitá finisca per emergere nel marasma di citazioni celebri raccolte nell’ora scarsa dell’album. Se alla fine del CD noti che questo non e’ successo, allora l’opera non e’ completa: manca un proprio tassello che si incarichi di far ricordare al pubblico chi sei, manca il coraggio di farti odiare perché “se citi almeno lo devi fare senza stravolgere” o perché hai provato a cambiare le carte in tavola fornendo la tua idea di musica pur partendo da un territorio per molti sacro. Se sono settimane che ascolto a rotazione questo disco deve pur esserci un motivo e se ci penso credo che risieda nella constatazione piú stupida ma anche la piú semplice e disarmante: e’ dannatamente bello.
Alex Franquelli
8 months, 3 weeks ago