Brightblack — Ala.Cali.Tucky
Pubblicata da Musicboom, July 10, 2004
Ha senso parlare di definizioni quando la musica è così emozionale da sfuggire ogni riferimento o approssimazione stilistica ? Cosa cambierà nella vita dei Brightblack il sapere che qualcuno li ascrive al sadcore sporcato dal country lento e pesante del sud, che li immagina appiccicati per inerzia a quella frustrazione ignobile che si chiama vita sul filo di un blues appena percettibile ed irrimediabilmente stanco ? Stanco come New Mexico, la traccia che apre il cielo al fulmine nero della tristezza alcolica che dilata il tempo, lo restringe all’occorrenza ed alla fin fine ne fa quello che tutti vorremmo fare: giocarci. I Brightblack rallentano, liquefano i suoni nel calore delle voci soffuse, degli slide grezzi ed arsi dalla noia della vita di paese in un oceano di nulla abbandonato al centro dell’America.
In altre parole arrivano là dove i Low non riescono ad immergersi per paura di perdere di vista l’ascoltatore meno attento, la frangia eternamente coi piedi sul filo della non-comprensione e, quindi, dell’ignoranza. Own Time Woodland Song sembra un’invocazione alla notte, l’ascesa nei neri abissi al di sopra delle nostre teste e la sua nenia ci accompagna ed emana il suo pensiero sui cieli dell’Alabama e della California per finire in Kentucky – dove infine il CD ha trovato la vita. Nathan Shineywater e Rachael Hughes sono le menti dietro il progetto che vede il suo debutto con questo Ala.Cali.Tucky realmente sospeso tra un folk notturno ed atmosfere cupe come in Wildshiney Stars o la seguente Red: l’unica traccia che deve qualcosa ai Calexico e ad Howe Gelb per via di un qualche accenno di loop ed elettronica. Prodotto da quella gran mente di Will “Billy” Oldham (Palace, Bonnie Prince Billy), Ala.Cali.Tucky non emerge mai dal suo stato letargico ma resta testardamente sotto la soglia dell’ascolto – fermo restando che chi avesse la bontà d’animo di ascoltarlo per intero resterà ammaliato da piccole gemme come Oceanblue ed i suoi leggeri riferimenti a P.J. Harvey, dal Willie Nelson (il periodo più sognante: quello di Both Sides Now) che sembra apparire nella conclusiva Old Letters.
Per il resto un’uscita assolutamente da trascurare per chi è alla ricerca di emozioni immediate, per chi è da una vita su quella soglia che fatica ad oltrepassare. Questa non è l’occasione migliore per farlo. Per gli altri: la gioia non è mai stata così vicina alla notte.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago