Anathema — @ Islington Academy, Londra (UK)

Pubblicata da Ritual, May 21, 2010

La violenza del buio che ricopre d’un tratto la sala, l’aria prende un sospiro di silenzio e il tempo, quello fra le quattro mura, non serve, non esiste: è un ricordo già vecchio di qualche attimo, secondo, secolo che resta fuori ad appassire al calore della prima sera d’estate.

Gli Anathema non sono una band come le altre. E forse in cuor loro lo sanno benissimo. L’istinto melodico innato, radicato, è stato un capolavoro doom come ‘The Silent Enigma”, una deriva sperimentale come ‘Alternative 4’ e un viaggio progressive con ‘A Fine Day To Exit’. E oggi? Oggi è qui, ora, tra le pieghe di un lembo di suono di seta ruvida che ha le movenze di ‘Thin Air’ e ne segue le diramazioni per aprirsi con lei, leggera, fino a liberarsi di ogni peso terreno. Il palco ora sembra essere più vicino e i fratelli Cavanagh non hanno paura di giocare con gli equilibri riportando a terra il pubblico con l’ironia, la consapevolezza quasi istrionica di poter cambiare gli umori di chi è davanti a loro.

Gli Anathema non sono una band come le altre. E di sicuro ogni astante, dopo ‘Pitiless’ e ‘Forgotten Hopes’ vede la materia come un fatto contingente, uguale a se stesso, grigio. Un temporaneo calo di tensione (elettrica, logicamente) costringe Daniel ad una ‘Are You There’ estemporanea, acustica, sublime che per brevi momenti sembra perdersi sotto le voci di chi, nella sala buia dove l’aria ora non è più imbevuta di silenzio, ha fatto suo da tempo il repertorio di poesia che gli Anathema (quelli di ieri, di oggi e di domani) regalano da qualche lustro a questa parte. Applausi, grida, silenzio. La tensione (quella elettrica, ovvio) ritorna per ‘One Last Goodbye’ e una ‘Inner Silence’ ancora più intensa della norma.

Gli Anathema non sono una band come le altre. Perché ci vuole coraggio a confessare al proprio pubblico di aver litigato poco prima. La tensione (quella emotiva - quella vera) si sentiva infatti alta nel gruppo e la composizione chimica di una band sarebbe nulla (sarebbe pop, sarebbe di plastica, non sarebbe) senza un conflitto. Se poi questo genera attriti come ‘Lost Control’ e la nuova ‘Angels Walk Among Us’ con l’apporto della splendida voce di Lee Douglas, siamo all’apologia della dottrina dei contrari e al polemos eracliteo, alla sensazione che tra fratelli l’amore più grande sia pura e onesta competizione.

‘Judgement’ e ‘Flying’ sono rallentate, sofferte, crudelmente graffianti e violente nella loro potenza melodica. Sono le ultime immagini del concerto, dei saluti, dei sospiri che sembra di sentire tra la folla. Eppure le luci non si riaccendono e la band torna sul palco per ‘Sleepless’ e l’innaturalmente bella ‘Fragile Dreams’. Ora sì, le luci strappano via il buio, l’aria si fa rumore e il tempo torna a fluire nella sala. La notte di Londra è riflessa tra i neon del venerdì e a noi non resta poi molto se non perderci in silenzio tra la gente.

Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago

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