Isis + Mothlite — @ Koko, London (UK)

Pubblicata da Il Mucchio, Dec. 1, 2009

Togliamoci il pensiero sin da subito: i Mothlite di Daniel O’Sullivan (Guapo e i consigliatissimi Miasma & the Carousel of Headless Horses) vanno bene in un contesto che non sia questo, in un ambiente ripulito dal magnetismo climatico che anticipa un evento totalmente altro dall’art-rock soporifero in cui cadiamo un paio di mezz’ore prima degli Isis. I Mothlite semplicemente non funzionano e la folla se ne accorge. Ma poi le luci si spengono, il palco si svuota, cadono le pinte di plastica vuote sul pavimento e la densità umana si sposta dal bar al centro e i suoi confini. Pochi attimi e Hall Of The Dead irrompe in una luce azzurro intenso che immerge il palco in un oceano metafisico di suoni e vibrazioni al servizio di un’entità che é post ma non si capisce bene cosa o chi. 
Wavering Radiant è l’album che tiene banco questa sera prendendo forma in quasi tutta la sua interezza fatta di bagliori (Stone to Wake a Serpent) e ombre (Ghost Key) per voce di un Aaron Turner dall’aspetto messianico; materia tangibile tra gli inganni visivi di un suono che parte dal verbo dei Neurosis per arrivare alle purezza meccanica dei Godflesh più ispirati ed inspiegabilmente melodici.

C’è un momento, un crescendo lento e inesorabile in Backlit che sembra scuotere in un unico brivido la folla ora tutta ai piedi della dea Iside. Il suono è denso, fluido, caldo e scivola come magma alla giusta distanza per poterne percepire l’odore ma neanche questo basta a liquefare l’intervallo fisico tra band e pubblico. 
Due parole: “thank” e “you” sono tutto quello che avremo sentito alla fine della serata però pochi se ne accorgono e si fanno bastare i tratti sinuosamente musicali di Dulcinea (unico estratto da In Absence of Truth) e l’epica drammaticità di 20 Minutes/40 Years e Threshold of Transformation. Le luci scompaiono di nuovo quasi a favorire il giusto climax di una versione possibilmente più lenta e sofferta di Carry e una Altered Course tra l’onirico e la violenza sonora piú accesa. Odio e poesia si sfiorano e si toccano senza mai incontrarsi.

Alex Franquelli
8 months, 3 weeks ago

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