Tomahawk — Tomahawk + Melvins + Kadaa + Guapo
Pubblicata da NerdsAttack!, July 18, 2003
Prologo "Mi sembra di parlare al muro ! te l'ho detto mille volte che that fuckin noise non e' normale !" Parole pesanti nell'aria calda ed afosa di questo pomeriggio londinese. Il Forum diventa sempre piu' piccolo inghiottito dai fumi delle macchine e dai double-deck bus che gridano sottili nenie a pochi metri dai nostri respiri. "Ti ho detto che ti avrei chiamato io: amore stai tranquilla !". Mi arrabatto a cercare il codice fornitomi da quelli della Southern mentre i tipi di XFM Radio passano con un cenno e sembra quasi che si dannino a cercare la poltrona migliore. Me negletto ! Ecco il codice: l'omone della security sorride professionale, mi da' una gentile pacca sulla spalla e si fa di lato per lasciarmi passare. "Dai che ti chiamo io e vediamo di fix this problem as soon as possible. Scappo, Ciao !". Forse ora ho tempo e voglia di capire - mi giro e un americano (?) dall'aria familiare mi fa un cenno col capo che racchiude qualche frase di circostanza del tipo "ai ai le donne..." Io so caro Mike. C'e' tanto bisogno d'amore (per Dio !). Chissa' quale rumore non e' gradito in casa Patton...e, comunque, posso raccontare di essere riuscito ad essere sulla sua stessa lunghezza d'onda anche se solo per pochi secondi. Mi riprendo e mi trovo a disagio tra la calca ordinata di giornalisti, recensori e orecchie dal palato fine e il coktail facile. Non cercano il palco e guardano indietro a cercare la "poltrona" giusta e la via di fuga piu' facile verso l'infinita Londra ed un venerdi' ancora crudo ma gia' caldo e fumoso come un crocevia di Oxford Street. Faccio in tempo ad agguantare un succo di nonsocosa e fuggo verso il polo d'attrazione di troppi sogni non solo miei ma non per questo meno vivi. Il palco e' chiuso nel suo vuoto, accentrato nell'assenza di vita sopra di esso quasi a farmi sentire l'attesa come piu' lunga e distante nel suo termine: e' una capsula viva e pulsante affogata da luci dai colori artificiali e improbabili e noi poveri illusi a cercare neanche un contatto ma la sola visione riempita di suoni e colori come un fuoco che bruci su un altare.
Narrazione Guapo e' il nome del suono che graffia l'attesa in un cumulo volgare di stilettate nell'aria. I Ruins non mi sono mai stati cosi' vicini e se pensate di riuscire ad ingurgitare volume misto a King Crimson e progressive rock d'avanguardia allora siete nel posto giusto. La capsula e' sparita ed al suo posto c'e' un inferno dolce di follia e magma surreale ed evanescente riempito all'improvviso e sul punto di collassare insieme al nostro sistema nervoso. Grandi Guapo e chi ce li ha portati. Grazie !
I Kadaa rompono la poesia cosmico-sonica con una copia smunta e triste del Patton-pensiero. Si affannano a riempire il vuoto ma il palco torna vuota capsula. Manca di tutto nel loro voler essere qualcosa e qui nessuno ha tempo da perdere e, malgrado tutto, conosco gente che potrebbe fare uso migliore delle lattine e bicchieri vuoti lanciati sul palco. Ad maiora.
I Melvins li conosceremmo anche se non sapessimo della loro esistenza. Sono nei momenti piu' lenti dello stoner e nelle dissonanze piu' acide dei Nirvana d'annata. Li ascolti e ti viene in mente il fantastico doppio cd split con i Fantomas che qui viene riproposto nella sua totale interezza appena inasprito dallo spocchioso distacco che posseggono sul palco. Ora sono nel limbo piu' assurdo della nostra dimensione - quasi al confine con la magia cosmica del divenire sonoro: e tutto senza assoli ! Ho la sensazione che il silenzio non sia mai esistito se non nell'ispirazione ultima di questo luogo musicale e nelle menti di Buzz Osborne prima della devastazione dello stesso status di quiete a vantaggio unicamente di un massacro a colpi di onde sonore alquanto acute. Unica mancanza: la pulizia del prodotto finale e della sua riuscita non conforme al tipo di sonorita' proprie di una band come i Melvins. Sono pero' rasoiate come "White Men Are The Vermin Of The Earth" e "Terpulative Guns & Drugs" a farceli amare come in effetti dovremmo e proprio nel momento in cui aspetti l'incipit di "Ol' Black Stooges" ti accorgi che nel marasma corpulento e violento manca proprio la chitarra...
Buio. Totale. Nella notte artificiale spunta uno strano essere a meta' tra una chitarra e un uomo. Duane Denison accorda il suo strumento e chiama on stage uno strano Mike Patton. Forse provato dalla telefonata con la moglie (?), forse stanco e basta fa il suo ingresso aggiustando i tools d'ordinanza. Dalle prime file dei ragazzini lo apostrofano a malo modo dicendogli qualcosa sui Mr. Bungle che non deve essere stata gradita troppo dal frontman il quale risponde sprezzante con un poco signorile sputo. Chi vi scrive inizia allora a capire di essere capitato nella serata sbagliata e nel posto sbagliato ricordando con enormi languori la fantastica performance al Centrale del Foro Italico dei Fantomas di qualche annetto fa. L'esordio del singer al microfono e' un perentorio: "London ! What's fuckin wrong with you ???". Si parte poi con una "Birdsong" come non la sentirete mai proprio grazie alla rabbia del Patton di stasera. Sembra crescere ed evolversi nella stessa misura in cui matura e lo senti metterci la stessa passione che infuse poco piu' di 10 anni fa a pochi kilometri da qui al Brixton Academy. C'e' sempre stato qualcosa di insoluto nel vissuto dei Tomahawk: qualcosa che li ha sempre fatti essere diversi da ogni altro progetto del suo singer eppure cosi' legato a questa sua creatura. Molti considerano i Tomahawk un po' la continuazione dei Faith No More piu' sperimentali e, a parere mio, tutto cio' e' vero solo in parte. C'e' in questo gruppo solo ed esclusivamente un humus del tutto nuovo di certo legato ad una certa scena americana d'avanguardia (Dillinger Escape Plan, Praxis, Brutal Truth...) con un occhio pero' sempre vigile sull'elettronica nei suoi risvolti piu' creativi e meno rumorosamente pomposi (PanSonic su tutti). "God Hates A Coward" e "When The Stars Begin To Fall" accrescono la foga emozionale del pubblico stretto oramai tra gli insulti dei Tomahawk e la sorprendente rabbia creativa del quartetto. La voce fluttua da un Sinatra d'annata perso nella sua retorica gigionesca e un Mike Patton come non ce ne sono davvero di simili: con un bisogno (piu' che una voglia) di sperimentare che lascerebbe spiazzato chiunque non conoscesse il vissuto musicale dell'eclettico cantante (incredibile come oggi suoni male questa definizione...). Colpisce l'assoluta indipendenza del resto della band la quale non si nasconde dietro l'appeal carismatico del frontman ma cerca il riconoscimento dovutole seppur in un contesto di secondo piano, andando quasi a cercare il pubblico e a conquistarselo non dormendo di certo sugli allori di una popolarita' venuta ex-nihilo. Scorre del sangue nobile nei Tomahawk: brandelli di The Jesus Lizard e Hemet creano lo scheletro strutturale sul quale Patton innesta le sue visioni vocalizzandole come solo lui sa fare. "Mayday", "Point And Click" e "Laredo" danno il colpo di grazia agli astanti oramai persi in oscuri grovigli sonici. La band saluta veloce, stizzita dall'atmosfera di sfida del Forum e svanisce dietro il non-mondo scenico sotto gli echi di una "Hey London, you fish 'n' chips eating motherfuckers !!!". A me sembra di non averne avuto abbastanza e rifuggo speranze nei prossimi arrivi di Mr. Bungle, Fantomas e progetti varii.
Epilogo Stomaco sottosopra. Un double-deck bus grida qualcosa ad un'auto ed un poliziotto tamburella le sue dita sulla mia auto in sosta regolarissima ma poco elegante. Mi guarda squadrandomi come fossi uscito ora dal carcere e mi fa un cenno col capo. Poi, nel suo cockney piu' incomprensibile, vedendo da dove realmente sbucavo, mi fa: "Ma davvero Mike Patton stasera era scazzato?". Colpito in pieno dalla luce del lampione biascico un "Sai, le donne...". Lui, poco sorpreso, smette di tamburellare, finisce di squadrarmi e scuotendo il capo in maniera impercettibile se ne va sconsolato fermandosi poco piu' in la' nella sera. Lo vedo parlare con qualcuno, si volta verso di me e sorride con poca grazia. Perdo la sua figura inghiottita dal traffico e dal rumore della sera.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago