Deftones + A Perfect Circle — @ Wembley Arena, London (UK)
Pubblicata da Kronic, Oct. 11, 2003 → vai all'originale
Maynard James Keenan non ha ancora sconfitto i suoi demoni. Li ritrova allineati di fronte al suo pubblico e poco importa che il tappeto sonoro sia diverso da quello del passato; la sostanza musicale non fa che accrescere l’emotività coinvolgente e sconvolta del singer. A tratti sembra prostrarsi sul suo podio a cercare un nascondiglio in cui scomparire e tornare più impaurito che mai, mentre da’ le spalle al suo pubblico instaurando cosi, e così solo, un rapporto diverso e più vero. Gli A Perfect Circle non li ho mai amati. Così come i Tool li odi o li adori: e da parte mia hanno sempre ricevuto rispettosa indifferenza ed un interesse distaccato e mai caloroso. Forse e’ per questo che sembro restare lucido mentre la folla sospinge Maynard verso le sue paure quasi a mandarlo in avanscoperta.
Che sia tutta una messa in scena e’ possibile e non lo escludo, ma che in tutto questo ci sia anche una vena di esorcismo tribale delle paure collettive lo credo più che naturale. D’altronde il rocker e’ da sempre l’artista dannato che rappresenta ciò che lo spettatore stesso non riesce ad essere e più che affrontare le sue angosce sembra viverle. Almeno sembra. Musicalmente c’e’ di buono tutto. Dalla prima all’ultima nota. Quando Magdalena prende il via la musica sembra aleggiare da sola sospinta dal vento del pensiero degli astanti ed e’ ormai troppo tardi per capire e cercare di farsi l’idea giusta per una recensione. Siamo ormai all’inizio di una liturgia che per un attimo mi fa dimenticare di non amare troppo la proposta sonora del quintetto e mi vede spettatore attonito di un processo mentale al quale sono poi non del tutto estraneo.
La band si muove controllando ogni movimento e lasciando che degli scatti quasi convulsi prendano il sopravvento sulla staticità imposta dal ruolo. 3 Libras ristabilisce l’ordine momentaneo regalando un attimo di quiete elettrica al pubblico, prima che Judith, Orestes e The Package percuotano l’Arena dal midollo.
Con i Deftones tutto resta assolutamente invariato. La band e’ una delle migliori al mondo e dall’alto della sua posizione deve confermarsi di volta in volta e l’impresa sembra ancora eccitarli ed emozionarli come ai tempi di Adrenaline. Chino Moreno e’ un istrione – forse l’anello mancante tra la rockstar e l’hardcore hero - riuscendo nell’impresa di essere rispettato su tutti i fronti. Si parte con Minerva ed e’ subito assalto sonoro. La reazione della gente m’incuriosisce per come e’ andata modificandosi nel giro di pochi minuti passando dall’”estasi” quasi immobile e riflessiva all’esaltazione più pienamente fisica e piena dell’evento. L’atmosfera e’ totalmente cambiata ma non potrebbe essere altrimenti: il rito diventa mediatico sotto i colpi di Abe Cunningham e Chi ma chi la fa da padrone e’ sempre lui: il singer.
Sembra prendere per mano la band e portarla tra la folla come un vero leader e poco importa se la scaletta l’avrei potuta scrivere io il giorno prima (in effetti qualche variazione dalla precedente performance londinese sarebbe stata davvero gradita) e nasconde colpevolmente brani dall’ultima, fantastica uscita. I Deftones attestano in un solo colpo (se mai ce ne fosse stato bisogno..) di essere i leader ma allo stesso tempo la band piu’ estranea di tutto il movimento nu metal ed affini.
Non ci sono Limp Bizkit o Linkin Park che tengano: i Deftones vanno per la loro strada proponendo energia allo stato puro e poche chiacchiere. Non c’e’ neanche spazio e tempo per un’apparizione (a lungo invocata) del Maynard su una Passenger che non arrivera’ mai quando ecco che dall’oblio fuorisce una 7 Words che lascia il pubblico senza fiato e la figura di Chino Moreno sembra svanire di colpo tra le mani, le braccia, le gambe e le urla di chi e’ nelle prime file.
C’e’ ancora spazio per una versione incattivita di Engine #9 e Change (In The House Of Flies) prima d’interrompere il flusso sonoro una volta per tutte. Ancora una volta un grande concerto, ancora una volta Deftones. Mentre mi avvicino all’uscita sento i commenti della gente e qualcuno lo trovo addirittura contrariato. Gente che e’ stata presente a diverse uscite live della band ha trovato questa performance appena al di sotto della loro media. Certo che deve essere dura diventare i migliori, certo. Ma la cosa piu’ difficile e’ sicuramente restarlo.
Alex Franquelli
8 months, 4 weeks ago