The 80s strike back — The 80s strike back
Pubblicata da Ritual, April 1, 2011
Ci sono momenti, in musica, in cui tutto ritorna uguale a se stesso semplicemente perché le cose non potrebbero andare altrimenti. Si raggiunge un apice (qualcuno direbbe: un limite, un eccesso) e dal nulla riecheggiano melodie sopite, gli sguardi riprendono le espressioni di un tempo, la malinconia si riscopre viva e copre col suo colore l’ispirazione di chi, quando questa fu messa a dormire, probabilmente era anche meno di un’idea. Verso la fine degli anni 70 qualcuno appesantì la musica con troppe note e la rese altro dall’espressione di un’ispirazione immediata e istintiva estraniandola dal suo pubblico. Qualcuno allora salutò il punk che era arrivato per salvarla, per riportarla sulla terra, per purificarle l’anima sporcandogliela. Ancora qualche lustro e si sarebbe tornati al punto di partenza. E qualcosa, stavolta il grunge, avrebbe rotto gli argini invadendo produzioni sempre più sofisticate, devianze metafisiche e patti scellerati col music business. La musica evolve ogni volta che torna ad essere semplice e se nel 2011 si sente il bisogno di riscoprire la bellezza malinconica di suoni e immagini vecchi di qualche decennio è perché quei momenti, in verità, non c’hanno mai lasciato. Passeggiando per Macclesfield una sera di qualche tempo fa si aveva la sensazione di deja-vu. Eppure era tutto nuovo. Nuovi supermercati, nuovi parcheggi, le strade sbilenche lucide di nuovo asfalto, le fronde di alberi giovani che rilucevano di pioggia e vento. Ma era tutto uguale a 30 anni prima e gli abitanti lo sapevano. Lo ricordava la signora all’ingresso, lo ripetevano i movimenti monotoni della donna al banco del piccolo cafe, me lo ripeteva persino una scritta sul muro di un corridoio in penombra. “to the centre of the city where all roads meet, waiting for you / to the depths of the ocean where all hopes sank, searching for you / I was moving through the silence without motion, waiting for you / In a room with a window in the corner I found truth.”.
Macclesfield ha finito di celebrare da poco il ricordo di Ian Curtis e l’ha fatto alla sua maniera: restando se stessa. Una mostra organizzata dal decano degli scrittori musicali britannici, John Savage, ha ricordato la vita, molto più che la morte, del giovane artista. Lo ha fatto perché, dice, “era inevitabile oltre che giusto e dovuto”. Eppure c’è di più e non solo qui, in questa landa di nobile industriale decaduta dell’Inghilterra centrale. C’è una voglia intrinseca di ricreare certi suoni un pò dappertutto: che lo si definisca revival o resurrezione poco importa. Quel che conta è che si tratta di un richiamo quasi primordiale che prende strade dark, goth rock e wave fino a spostarsi verso l’elettronica nuda e quasi ingenua di esordi a metà tra sperimentazione e semplici carenze tecniche: una nuova forma di punk, appunto.
Eppure gli inizi della nuova ondata malinconica non erano stati dei migliori. Si, abbiamo avuto gli Editors, i She Wants Revenge e gli Interpol, ma le meccaniche erano troppo pulite e troppo poco reali per risultare credibili. La qualità è un conto, l’istinto è un altro, verrebbe da dire, e forse potremmo quasi tracciare una linea di demarcazione tra ciò che era fino a ieri e quello che sarà domani: bellezza contro purezza. I tempi sono giusti e tremendamente simili a quelli che hanno generato le schiere punk e post-punk dell’epoca che fu. Oggi come ieri siamo nel pieno di una crisi che, se il primo anno è stata finanziaria, oggi è fisica e fisiologica. Qualcuno, incalzato dal proprio interlocutore che gli chiedeva la differenza tra ‘recessione’ e ‘depressione’ in economia, una volta ha risposto: ‘recessione è quando il tuo vicino perde il lavoro; depressione è quando a perderlo sei tu’. Vero. E lo era nel 1977, nel 1979 e lo è oggi, domani e il giorno dopo ancora. Abbiamo bisogno di malinconia (parola che si ripete in quanto non ha sinonimi) perché ci riporta a vivere, ci mette dinanzi i ricordi del passato e la paura del futuro come via di fuga da un presente che vorremmo lontano. La malinconia è una forma di difesa e oggi, agli inizi di un 2011 che non promette nulla di buono, ne abbiamo bisogno come non mai. Per questo motivo ben vengano le band che presentiamo in questo speciale e le altre che non riusciremo mai a citare perché sappiamo benissimo che questi saranno i ricordi di domani quando, lontano da Macclesfield nello spazio e nel tempo, il verde tornerà a brillare di pioggia accompagnata da un umido vento.
Alex Franquelli
8 months, 3 weeks ago